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Catullo: Valdegamberi “sbrana” Marchi e bacchetta i soci pubblici

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Il consigliere regionale ed ex assessore “zaiano “ Stefano Valdegamberi è l’unico politico veronese che ha il coraggio di affrontare il problema dell’aeroscalo scaligero con chiarezza e lucidità. Non è assolutamente d’accordo che Save (Spa che gestisce il Catullo) si mangi l’aeroporto in un sol boccone. Non è neppure d’accordo che i soci pubblici veronesi mettano in vendita le loro quote invece di investire o magari saggiamente trovare dei partner internazionali.

Per fortuna al mondo e nel Veneto non c’è solo Enrico Marchi che già, grazie a qualche complice della Cassa Depositi e Prestiti e di Cariverona, oltre all’aeroporto guarda anche con interesse all’operazione Cattolica e Generali. Per chi non lo sapesse il presidente di Save ha una sua banca, Finint, i cui numeri, nonostante la pandemia, sono andati oltre le attese. L’istituto di Conegliano somma un margine di intermediazione di 57 milioni di euro con una crescita del 3.2% rispetto al 2019.

Tornando all’aeroscalo e all’irruento ma lungimirante consigliere Valdegamberi, non si può dargli torto. Per un motivo o per l’altro ci stiamo vendendo tutto. Lo abbiamo fatto con l’autostrada,  la Banca Popolare (dove oggi Verona conta meno del due di spade) e la Cassa di Risparmio.

Valdegamberi va giù duro sul Catullo e dischiara: “Non condivido la linea paventata nella  riunione della Commissione Bilancio del Comune di Verona svoltasi l’11 febbraio scorso, da alcuni soci pubblici in merito al futuro dell’aeroporto Catullo. Ancora una volta, il pubblico, di fronte ai problemi, preferisce la fuga, piuttosto che l’impegno per affrontarli”.

“Perdere la regia sullo sviluppo futuro del Catullo – precisa Valdegamberi – è un atteggiamento miope e irresponsabile. Significa perdere la regia sullo sviluppo futuro di Verona e non solo. L’aeroporto è uno dei motori dell’economia locale, non solo veronese, ma dell’intero bacino dell’Adige. È un grave errore politico farlo passare sotto il controllo incondizionato di soggetti i cui interessi gravitano altrove e cercano solo di imbalsamare Verona,  per evitare l’avvicinamento di concorrenti “.

Verona deve rompere l’accerchiamento, a costi di cercare partner anche fuori dall’Italia, diventando  con Montichiari anche un polo della logistica per il trasporto cargo internazionale.  La partita in gioco è troppo importante per essere trattata con così leggerezza dai soci pubblici, senza pensare alle ricadute sull’economia veronese e di tutto il comprensorio dell’Adige. Abbiamo già assistito nel passato a scenari pressoché simili, ad esempio, con l’Autostrada Serenissima.  L’incapacità e il disinteresse della politica veronese ha portato alla perdita di un tesoretto di cui ora beneficiano altri. Non sono quattro poltrone che devono ricercare gli amministratori di Verona ma un progetto di sviluppo e crescita per evitare la progressiva emarginazione del nostro territorio. Non sono d’accordo sullo spirito di abdicazione dei soci pubblici  rappresentati da Aerogest, come è emerso dalla riunione promossa dalla Commissione comunale nei giorni scorsi. L’aeroporto di Verona deve vedere la partecipazione e il sostegno di tutte le forze pubbliche e private dell’economia veronese, unite con il solo obiettivo del rilancio. Allocare risorse sull’aeroporto significa investire su un asset strategico della nostra economia che dev’essere visto dalla politica come prioritario ad ogni altro investimento.



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