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Baraonda in Forza Italia

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Quello che è stato il partito più importante del Veneto degli ultimi 20 anni, ora ridotto a un lumicino, trova la forza anche per litigare al suo interno. Il coordinatore provinciale di Forza Italia di Verona Claudio Melotti, vicinissimo al senatore Massimo Ferro, in un comunicato tranciante ha ufficializzato quanto segue.


Forza Italia in comune a Verona non fa più parte formalmente delle forze politiche a sostegno del sindaco Federico Sboarina e pertanto si svincola da ogni rapporto politico e di maggioranza, sebbene il simbolo del partito rimanga depositato per regolamento comunale. Dopo ripetuti cambi di casacca, chi siede sui banchi del consiglio comunale di Verona sotto il simbolo di Forza Italia non rappresenta il partito nel quale è stato eletto, non si è ma
confrontato con il partito e sia alle elezioni provinciali sia alle ultime elezioni regionali ha sostenuto candidati presenti in altre forze politiche”. Cosi Claudio Melotti, coordinatore provinciale di Forza Italia, nel comunicare la decisione del partito di uscire dalla maggioranza di governo a Palazzo Barbieri, maturata nel corso del direttivo provinciale tenutosi lo scorso lunedì 2 novembre.

“Forza Italia ha appoggiato e sostenuto lealmente alle elezioni amministrative del 2017, quale forza moderata di centro destra, il sindaco Sboarina tuttavia il rapporto col sindaco di Verona e i suoi vertici provinciali di partito in questi anni è di fatto mancato e non vi è mai stato un reale ed effettivo coinvolgimento di Forza Italia nelle scelte amministrative che riguardassero la città. Fin da subito non abbiamo mai rivendicato posti o careghe, e non intendiamo farlo neppure ora, sia ben chiaro, ma abbiamo sempre e solo chiesto, in quei pochi incontri avvenuti, un coinvolgimento sulle scelte strategiche relative alla città di Verona e al bene dei suoi cittadini ( fusione AGSM, Nuovo Stadio, Tramvia…)”.

“Sui temi a noi cari da sempre – prosegue il coordinatore – e che riguardano le realtà produttive, la piccola e media impresa, le attività commerciali, il lavoro e la famiglia, non abbiamo mai avuto possibilità di intervenire né con un confronto né con una proposta, neppure in un periodo emergenziale e difficile come quello della gestione COVID, dove invece l’unione delle forze e delle competenze sarebbe stata opportuna e fondamentale per dare segnali concreti ai nostri concittadini. Non condividendo questo modo di amministrare, che si basa esclusivamente su rapporti di amicizia col sindaco, con giochetti quantomeno ambigui e strategie non condivise nella gestione degli Enti e della città, con rammarico ci chiamiamo fuori. Faremo da subito con i nostri consiglieri iscritti (Leso e Bozza) un’opposizione costruttiva che porterà ad un progetto più chiaro e coeso all’appuntamento elettorale del 2022”.

Su questa posizione si ritrovano anche il consigliere Anna Leso e il neo consigliere regionale Alberto Bozza, già fortemente critico, come uomo di Tosi, con l’amministrazione Sboarina. Peccato che tutti loro nei fatti non abbiano mai sostenuto ne partecipato all’amministrazione guidata dal buon Federico, che invece trova la ufficiale e chiara solidarietà del consigliere comunale di Forza Italia e capogruppo del partito Stefano Bianchini il quale, in una conferenza stampa, senza giri di parole ha sostenuto le posizioni del sindaco Federico Sboarina. Si è detto soddisfatto del lavoro finora svolto e non riconosce quanto dichiarato dal coordinatore Claudio Melotti. Peccato che Melotti, togliendo l’appoggio al sindaco Sboarina, ha di fatto dato il ben servito anche al capogruppo Bianchini, che ambiva a sostituire come assessore alle Partecipate un altro re del salto della quaglia Daniele Polato che da Forza Italia è passato in Fratelli d’Italia e da lì in consiglio regionale. Così svanisce la probabilità di Bianchini di sostituire Polato e di avere un assessorato.



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