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Polato: “La nostra fiera è solida ma il Governo mette a rischio la competitività globale”

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Daniele Polato


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“La nostra Fiera crea un indotto di oltre 1 miliardo nel veronese e rimane solida nonostante il lockdown. Fieracavalli sarà la rinascita. Ma se i governi europei stanziano soldi veri, il nostro è fermo e mette a rischio la nostra competitività globale”. Questo quanto dichiarato stamane da Daniele Polato, assessore agli Enti e alle Aziende Partecipate e candidato con Fratelli d’Italia alle elezioni regionali. Presenti alla conferenza stampa anche il senatore Adolfo Urso, responsabile economico di Fratelli d’Italia, vicepresidente del Copasir e già viceministro dello Sviluppo Economico, e Matteo Gelmetti, vicepresidente di Veronafiere Spa.

“La pandemia – ha detto Polato – ha minato il nostro tessuto economico e il nostro sistema fieristico, che è motore nazionale. Il Governo non può mettere sul piatto solo 20 milioni di euro per tutto il comparto fieristico italiano, sono cifre ridicole. Servono risorse ingenti se vogliamo rimanere competitivi nel mercato globale. In Germania e Inghilterra i Governi hanno messo soldi veri”. 

“In parallelo – prosegue – occorre una semplificazione legislativa, oggi manca una vera politica fieristica nazionale in collaborazione con le Regioni, lo Stato infatti ha creato competenze concorrenziali, invece è necessario un coordinamento. VeronaFiere porta direttamente circa 500 milioni di euro all’economia veronese, ma l’indotto che crea è più del doppio, si pensi a turismo, alberghi e ristorazione. Per questo mi sono confrontato con il senatore Urso per emendare il cosiddetto ‘decreto Agosto’ e inserire risorse e semplificazione legislativa. Lui ha l’esperienza e la conoscenza economica, anche internazionale, per incidere”.

Polato poi ha ricordato che “prima della pandemia l’aumento di capitale di 30 milioni era stato deliberato da tutti i soci, ma dopo il lockdown e l’annullamento dei grandi eventi fieristici il valore di VeronaFiere è in corso di rivalutazione. Certamente stiamo sprigionando tutte le energie verso la prossima Fieracavalli, come segnale di ripartenza, nel frattempo l’azienda potrà accedere a tutte le linee di credito accoglibili dei principali istituti di credito e continua lo sviluppo di partnership internazionali. Insomma, VeronaFiere rimane una realtà solida e che investe, tuttavia se non vogliamo perdere posizioni, se l’Italia (secondo sistema fieristico europeo) non vuole indietreggiare deve stanziare risorse. Per quanto ci riguarda lavoreremo sulla qualità e specificità degli eventi, perché il mondo è cambiato e oggi non puoi puntare solamente sui numeri, ma sul prestigio mondiale di quello che proponi”.  

Urso ha confermato l’impegno sugli emendamenti: “Lunedì in commissione Bilancio al Senato li proporremo, su questo c’è un confronto anche con il sistema fieristico veronese. Verona è capofila in Italia del sistema fieristico e turistico. Servono più risorse, quantomeno lo stesso sostegno finanziario che gli altri Governi europei hanno dato ai loro sistemi fieristici. L’Italia ha il secondo sistema fieristico in Europa, ma il lockdown non possono pagarlo gli operatori e, di conseguenza, gli imprenditori”. La Fiera incide anche sul settore turistico e ricettivo, ma Urso ha sottolineato che “sul turismo il Governo finora ha stanziato mance e bonus a pioggia, che si sono rivelati infruttuosi e hanno creato nuovo debito pubblico che pagheremo; invece i contributi pubblici dovrebbero essere destinati direttamente alle imprese, al settore ricettivo e ristorativo, alle infrastrutture e agli investimenti”.

Gelmetti ha concluso: “Come Fiera abbiamo lanciato un grido d’allarme, il Governo finora ci ha ascoltato poco o nulla, manca una strategia governativa sul sistema fieristico, strategia che invece c’è in altri Paesi. La Germania ha stanziato a fondo perduto 80 milioni di euro solo per la fiera di Berlino, cifra che copre l’intero fatturato. L’Inghilterra ha ricapitalizzato le sue fiere con l’equivalente di 1 miliardo di euro. In questo contesto noi rischiamo una competizione svantaggiata”.



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