IL PROGETTO MOBILITA’ GARANTITA: PARTE LA COLLABORAZIONE TRA AUSER VERONA E CIRCOSCRIZIONE 2^
Ieri pomeriggio in Piazza Righetti a Quinzano Franco Pavanello, responsabile Veneto del Progetto Mobilità Garantita Italia, ha consegnato ad Elisa Dalle Pezze, Presidente della Circoscrizione 2^, e ad Ennio Tomelleri, referente dell’associazione Auser di Quinzano una autovettura attrezzata con pedana per i servizi di trasporto di persone con difficoltà motorie.
L’Ambulatorio Polispecialistico Recchia, storico studio dentistico veronese, ha scelto di sostenere Auser nella realizzazione del Progetto Mobilità Garantita, che prevede la messa a disposizione di una flotta di mezzi per il trasporto di persone con bisogni speciali.
Attivo nel cuore di Verona fin dal 1974, l’ambulatorio è cresciuto e si è ampliato negli anni grazie alla passione e alla dedizione dei fondatori ma soprattutto grazie ai numerosi pazienti che, di generazione in generazione, hanno rinnovato negli anni la propria fiducia alla struttura.
“Riteniamo che sia necessario che il successo ottenuto dallo studio preveda anche un ritorno sul tessuto sociale della città di Verona che ci sostiene da sempre” – afferma il dr. Andrea Recchia, Direttore Sanitario e fondatore dell’Ambulatorio – “per questo motivo abbiamo deciso di sostenere Auser: per aiutare molte persone in stato di bisogno a muoversi sul territorio, accedere alle cure mediche e attenuarne le difficoltà. Per essere uno studio alla portata di tutti, senza discriminazioni.”
L’Ambulatorio Recchia ha da sempre dimostrato un’attenzione particolare ai soggetti più fragili: questa attenzione nasce dalla storia personale della famiglia Recchia e dalla consapevolezza che l’accesso alla salute deve essere garantito senza discriminazioni.
“Siamo tutti accomunati da un’unica grande abilità, il sorriso!” recita il claim posto al fianco del logo RECCHIA sul pullmino di Auser, e infatti l’Ambulatorio si impegna quotidianamente nel regalare sorrisi a tutti, anche a coloro che per vari motivi non ne hanno la possibilità.
In questa ottica, l’Ambulatorio supporta la prevenzione e i controlli periodici soprattutto in quelle famiglie dove risulta più difficile affrontare i costi di terapie complesse, per le persone disabili o per le persone anziane con ridotta mobilità che sono anche meno portate a muoversi per controlli, visite o attività legate alla salute. Perché tutti tornino a sorridere è necessario abbattere e limitare queste circostanze.
La struttura, sita in via Mameli a Verona, ad esempio, è totalmente priva di barriere architettoniche, dispone di rampe, ascensore interno e bagno disabili, oltre ad avere a disposizione una carrozzina per i pazienti con problemi di deambulazione.
Lo studio aderisce inoltre al progetto Welcome Blue, promosso dal Comune di Verona, che prevede l’adozione di un protocollo integrato per la felice fruibilità dei locali e degli esercizi veronesi alle persone che vivono nello spettro autistico ed alle loro famiglie. Affrontare una visita dentistica può creare un disagio molto forte per persone con questa patologia e approcciarsi nel modo corretto è la chiave per affrontare la situazione con successo.
Relativamente ai pazienti più anziani, l’obiettivo dell’Ambulatorio Recchia è diventare centro di riferimento anche per chi ha una malattia cronica, creando un percorso privilegiato attraverso cui il dentista lavora in relazione con il geriatra o il medico di riferimento. Vengono seguite specifiche linee guida ministeriali per offrire la migliore prestazione ai pazienti che affrontano terapie debilitanti: il servizio si basa sulla collaborazione con i medici ospedalieri.
“Esiste una popolazione sommersa di persone con limitato accesso alle cure, anche dentistiche. Sono spesso costrette ad aspettare le liste d’attesa ospedaliere, e con il tempo i problemi possono aggravarsi, oppure hanno motivi logistici che ne limitano lo spostamento. Noi siamo qui per abbatterli! – afferma la dr.ssa Paola Chiaramonte, co-fondatrice dell’Ambulatorio – Il sistema nazionale è saturo e con pochi fondi, e l’imprenditoria privata dovrebbe sentirsi in dovere di fare quel salto etico per assolvere al proprio ruolo intrinseco: supportare la comunità per migliorarla”.













