Un incontro inatteso, capace di lasciare il segno. La redazione di Mattino di Verona ha fatto tappa allo stand di Col Vetoraz durante Vinitaly 2026, rimanendo sinceramente colpita da un’esperienza che va ben oltre la semplice degustazione.
Non il classico assaggio, ma un vero e proprio percorso sensoriale contemporaneo, dove il vino dialoga con la cucina in modo sorprendente, mescolando identità veneta e suggestioni esotiche. Un format che racconta chiaramente la direzione intrapresa dall’azienda: innovare senza perdere il legame con il territorio.
A confermarlo è anche Francesca Miotto, responsabile comunicazione: “Nonostante il delicato e articolato scenario politico ed economico a livello globale, il Vinitaly 2026 ha registrato risultati positivi, ponendosi come un’importante occasione di relazione e confronto. L’evento si è rivelato particolarmente proficuo sotto il profilo commerciale, grazie ai numerosi incontri con nuovi clienti e al consolidamento di rapporti già esistenti, soprattutto sul mercato italiano, ma con interessanti riscontri anche a livello internazionale. Di particolare rilievo, inoltre, la visita presso il nostro stand di autorevoli rappresentanti delle province venete, che ha offerto l’opportunità di approfondire tematiche legate al mercato nazionale e di avviare un dialogo costruttivo, destinato a tradursi in future collaborazioni.”
Un’esperienza che convince (anche noi)
Quello che ha colpito maggiormente è stato l’equilibrio: nulla è lasciato al caso. Allo stand, molto frequentato da operatori e stampa, si respirava un clima dinamico, ma al tempo stesso raffinato, coerente con i valori chiave dell’azienda: armonia, eleganza e identità territoriale.
Il momento clou è arrivato con la proposta gastronomica firmata dallo chef Paolo Speranzon, del ristorante San Martino di Chies d’Alpago. Un piatto che sintetizza perfettamente la filosofia di Col Vetoraz.
Il piatto simbolo: tradizione che guarda lontano
Protagonista un raviolo al vapore, chiaro richiamo alla cucina asiatica, con un ripieno tutt’altro che esotico: sopressa veneta di malga. A completare il piatto, una salsa agrodolce allo zafferano dell’Alpago e leggere note di coriandolo.
Un gioco di contrasti riuscito: la grassezza e la morbidezza del ripieno si intrecciano con le note aromatiche e speziate della salsa, creando una complessità sorprendente ma mai eccessiva.
Il Cartizze come ponte culturale
L’abbinamento con il Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze è risultato perfettamente centrato. Le sue bollicine fresche ed eleganti puliscono il palato, mentre la componente aromatica accompagna con equilibrio la dolcezza e le spezie del piatto.
È qui che si coglie il vero salto di qualità: il vino non è solo accompagnamento, ma protagonista di un dialogo culturale. Un ponte tra Veneto e Oriente, tra tradizione e contemporaneità.
Un segnale forte dal territorio
Fondata nel cuore delle colline del Cartizze, Col Vetoraz continua a dimostrare come sia possibile crescere mantenendo solide radici. Oltre 30 anni di storia recente, più di un milione di bottiglie prodotte e una posizione di vertice nel panorama del Valdobbiadene DOCG.
A Vinitaly 2026, però, il messaggio è stato ancora più chiaro: il futuro passa dalla capacità di raccontare il territorio in modo nuovo, senza tradirlo.
E, dopo la nostra visita, possiamo dirlo senza esitazioni: la direzione è quella giusta.













