Un ponte sempre più solido tra ricerca scientifica e pratica clinica. È questo il messaggio emerso dal convegno “Ricerca, cura e innovazione”, andato in scena giovedì 16 aprile nell’aula Gavazzi di Borgo Roma, promosso dall’Università di Verona, dalla Fondazione Giuseppe Manni e dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.
Al centro dell’incontro, tre parole chiave: innovazione digitale, cura e inclusione, con l’obiettivo di trasformare i risultati della ricerca in strumenti concreti per migliorare la vita dei pazienti.
Ad aprire i lavori è stato Corrado Barbui, direttore del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento, seguito dagli interventi istituzionali della rettrice Chiara Leardini, del direttore generale Aoui Paolo Petralia, del presidente di Manni Group Francesco Manni e dell’assessora del Comune di Verona Elisa La Paglia, insieme ad altri rappresentanti del mondo accademico e sanitario.
Dalla teoria alla pratica: le nuove frontiere
Tra i temi più innovativi affrontati durante il convegno, grande attenzione è stata dedicata alle applicazioni concrete della ricerca:
- la teleriabilitazione digitale, illustrata da Marialuisa Gandolfi, per il trattamento dei disturbi motori funzionali
- le strategie di self-management digitale contro stress e burnout, approfondite da Antonio Lasalvia
- il ruolo degli sport paralimpici invernali come strumento di inclusione, spiegato da Federico Schena
Due le sessioni di confronto tra ricercatori: “Dalla ricerca alla cura: l’integrazione Univr-Aoui” e “I progetti finanziati dalla Fondazione Giuseppe Manni”, con un focus su come portare rapidamente le innovazioni dal laboratorio ai reparti.
Premi e nuove sfide per la ricerca
L’evento si è concluso con la proclamazione dei vincitori del bando 2026, dedicato a settori ad alto impatto come la neuro-oncologia e la traumatologia cranio-encefalica. Un segnale concreto dell’impegno della Fondazione nel sostenere giovani ricercatori e progetti innovativi.
Le voci
La rettrice Chiara Leardini ha sottolineato: “L’Università di Verona conferma il proprio impegno nel promuovere un dialogo concreto tra ricerca scientifica e pratica clinica, in un ambito strategico come quello delle neuroscienze. Parliamo di ricerca, cura e innovazione: tre dimensioni che, quando lavorano insieme, producono un impatto reale sulla vita delle persone. Il nostro obiettivo è chiaro: continuare a far progredire le cure attraverso la conoscenza, mettendo sempre al centro la persona e i suoi bisogni. Possiamo farlo grazie alla presenza sul territorio di un’Azienda ospedaliera universitaria integrata che ci consente di tradurre la conoscenza in cura, portando i risultati della ricerca direttamente al letto del paziente. Un circolo virtuoso che può crescere ulteriormente e grazie ad alleanze con realtà come Fondazione Giuseppe Manni che scelgono di esserci per il progresso della ricerca a beneficio di tutta la comunità”.
Sulla stessa linea Paolo Petralia: “La sinergia tra l’eccellenza della ricerca accademica e l’operatività della pratica clinica genera valore reale per i pazienti, e il confronto di oggi ne rappresenta un esempio concreto – Per la nostra Azienda ospedaliera l’integrazione con l’ateneo è elemento costitutivo, e quindi il motore che permette l’attuazione costante del principio ‘from bench to bedside’. Ogni tipo di innovazione – scientifica, tecnologica, farmacologica – si traduce in percorsi di cura sempre più efficaci e inclusivi, come ad esempio la teleriabilitazione. Collaborazioni come quella con la Fondazione Giuseppe Manni sono fondamentali per sostenere i nostri giovani talenti, garantendo questo processo virtuoso fra l’innovazione e i reparti per mantenere in salute la nostra comunità”.
Infine Francesco Manni ha evidenziato: “La Fondazione Giuseppe Manni nasce con l’obiettivo di sostenere concretamente la ricerca nelle neuroscienze e favorire il dialogo tra ricerca e pratica clinica, due dimensioni che oggi più che mai devono procedere insieme. Attraverso il finanziamento di progetti e borse di studio, contribuiamo allo sviluppo di soluzioni innovative capaci di migliorare la qualità della vita delle persone, con particolare attenzione ad ambiti ad alto impatto come la neuro-oncologia e la traumatologia cranio-encefalica, al centro del Bando 2026. Eventi come questo rappresentano un momento fondamentale di confronto tra istituzioni, università e sistema sanitario e confermano il valore di una collaborazione strutturata sul territorio, capace di generare risultati concreti e duraturi”.
Un modello che guarda al futuro
Dalla ricerca di laboratorio al letto del paziente, Verona prova a costruire un modello integrato capace di unire università, sanità e territorio. Un percorso che punta su innovazione e competenze per affrontare le sfide sempre più complesse delle patologie neurologiche.













