L’economia italiana langue. Non c’è bisogno di essere degli economisti o degli statistici per capire (dal grafico qua sotto) che l’economia italiana non cresce più ai livelli di una volta.
Negli anni Sessanta (1961-1970) il prodotto interno lordo è cresciuto del 5,72 per cento all’anno. Negli Anni Ottanta il PIL è cresciuto del 2,41 per cento, dell’1,71 per cento negli anni Novanta, dello 0,32 per cento nel primo decennio del nuovo millennio ed è calata dello 0,82 per cento all’anno fra il 2011 e il 2020 incluso – risultato reso, se possibile, ancora peggiore dal fatto che l’economia italiana subì una contrazione dell’8,9 per cento nel 2020 a causa del Covid-19.
Ma a ben vedere tutto il decennio è stato caratterizzato da una performance economica deludente: il PIL calò del 3,1 per cento nel 2012 e dell’1,8 per cento nel 2013, non registrò alcuna crescita nel 2014 e in altri anni (2011, 2019) registrò una basso tasso di crescita.
Il risultato lo si può apprezzare dal grafico sottostante.

Cosa fare per far ripartire l’economia italiana? Si devono fare molte cose: investire in infrastrutture, investire in tecnologia, investire in quei settori tradizionalmente strategici tra cui il turismo.
L’Italia è ovviamente un’eccellenza del turismo e una delle tre destinazioni più importanti in Europa con Francia e Spagna.
Nel 1996, a detta dei dati della Banca Mondiale, ci furono 55 milioni di arrivi internazionali in Spagna, 59 in Italia e 148 in Francia. Nel 2019, ultimo anno prima del Covid-19, ci furono 217 milioni di arrivi internazionali in Francia, 126 in Spagna e 95 in Italia.
Il che vuol dire che nel periodo dal 1996 al 2019 il numero di arrivi internazionali è cresciuto del 61 per cento in Italia e del 129 per cento in Spagna.
Più turisti significa più entrate, più lavoro, più crescita. Si può cercare di imparare dalla Spagna come fare per rendere l’Italia una destinazione più appetibile. Si può cercare di trovare una formula nuova per promuovere meglio il turismo in Italia.
Quel che serve però è chiaro: serve attirare più turisti, serve farli restare per soggiorni più lunghi, e serve farli spendere un po’ di più per un servizio/un’esperienza di qualità.
Riccardo Pelizzo
Professore e Acting Dean nella Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University













