È un duro botta e risposta quello che si apre tra agricoltori e grande distribuzione. Al centro, la richiesta avanzata da Eurospin ai propri fornitori di applicare uno sconto del 3% per compensare l’aumento dei costi di trasporto legati alla crisi internazionale.
A sollevare il caso è Francesca Aldegheri, presidente provinciale dei frutticoltori di Confagricoltura Verona, che parla apertamente di pratica sleale e lancia l’allarme per la tenuta del settore agricolo.
“Mentre i costi del cibo aumentano a causa del conflitto in Iran, la grande distribuzione decide di non pagarli. Come? Scaricandoli sui produttori”.
La richiesta di Eurospin
Nei giorni scorsi, il gruppo della grande distribuzione ha inviato una comunicazione ai fornitori, motivando la richiesta con l’aumento dei costi energetici e logistici legati al contesto internazionale, in particolare al conflitto tra Usa e Iran.
“Considerato che la componente gasolio incide mediamente per circa il 30% sul costo totale del trasporto e che nell’ultimo mese il prezzo del gasolio ha registrato un incremento superiore all’8% – scrive Eurospin – chiediamo un contributo economico pari ad almeno il 3% sui costi applicati”.
Una misura definita temporanea, ma che ha immediatamente acceso le proteste del mondo agricolo.
La denuncia degli agricoltori
La risposta di Aldegheri è netta e senza compromessi. Il timore è che ancora una volta il peso della crisi ricada sull’anello più debole della filiera.
“Tutti stiamo facendo i conti con i rincari causati dalla guerra – spiega –. Noi stiamo affrontando l’impennata dei costi dei carburanti, con il gasolio agricolo raddoppiato in pochi mesi e salito a 1,50 euro al litro, così come dei fertilizzanti, del gas e dell’elettricità”.
E ancora:
“Anche la grande distribuzione sta incassando forti aumenti delle spese, ma, al contrario di noi, decide di scaricare la perdita di marginalità sui fornitori”.
Il risultato, secondo gli agricoltori, è un doppio colpo: aumento dei costi e riduzione dei margini.
Prodotti a rischio svalutazione
A essere colpiti potrebbero essere molti prodotti simbolo dell’agricoltura veronese: mele e pere ancora in conservazione, fragole in fase di raccolta e orticole come asparagi, broccoli, verze e spinaci.
“Se i prezzi vengono ulteriormente deprezzati perché la Gdo deve mantenere intatti i suoi utili, noi finiamo per lavorare sottocosto”, avverte Aldegheri.
L’allarme sui consumi
Il quadro si inserisce in un contesto già complesso, segnato dal calo dei consumi e dall’aumento dei prezzi al dettaglio.
“Secondo i dati Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%”.
Un dato che fotografa una filiera sotto pressione, dove – conclude la presidente – “l’agricoltura finisce per essere l’anello debole della catena, pagando per tutti”.













