Qualche giorno fa Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia, alla domanda se PD e M5S dovessero preoccuparsi prima delle primarie e poi del programma, dopo aver scosso sconsolatamente la testa ha detto che delle primarie non importa nulla a nessuno, che l’unità di intenti fra PD e M5S non c’è, e che per salvare il welfare state servirebbero una nuova politica fiscale, tributaria, con tasse più alte per i redditi più alti e per le rendite finanziarie.
L’idea è in linea con il tassa e spendi che la sinistra in Italia, e nel resto del mondo, ha perseguito dopo la seconda guerra mondiale. E potrebbe piacere al M5S che è sempre molto sensibile a soluzione populiste.
Il problema della stato sociale e della sua preservazione non è un problema italiano. E’ un problema che tocca tutte le economie industrialmente avanzate, i paesi ricchi per intenderci. La sostenibilità dello stato sociale è minata – e la necessità di rivederlo e ridurlo nascono – dal fatto che le economie dei paesi ricchi hanno un tasso di crescita molto inferiore non solo a quello dei paesi in via di sviluppo ma di gran lunga inferiore al tasso di crescita che i paesi ricchi avevano negli anni Sessanta e Settanta. Cosa che vale per l’Italia, ma anche per Francia, Germania e Regno Unito.
Il secondo problema che mina la sostenibilità dello stato sociale nei paesi ricchi e che in questi paesi da molti anni si è registrato un bassissimo tasso di fertilità, con conseguente un invecchiamento della società, che rende praticamente impossibile mantenere lo status quo.
Invecchiamento e assenza di crescita economica rendono necessario rivedere il welfare. Ai partiti di sinistra l’idea non piace, ma i partiti di sinistra responsabili si rendono conto che la riforma del welfare, per quanto sgradevole e sgradita, è necessaria. E Cacciari che, oltre a essere un uomo molto colto è anche intellugentissimo, non dovrebbe far finta di non saperlo.
Pensare che l’aumento della pressione fiscale possa risolvere i problemi è a sua volta un idea poco convincente. Per usare un linguaggio che piacerebbe a Cacciari le aziende hanno bisogno di investimenti per crescere, e gli investitori investono il loro capitale con la speranza di incrementare i propri profitti. Un ulteriore incremento della tassazione sui redditi da investimenti finanziari, spingerebbe investitori e risparmiatori ad investire il loro capitale in paesi dove le borse sono più dinamiche e la tassazione più bassa — cosa perfettamente legittima e legale da quando, grazie alla cosiddetta globalizzazione, si è avuto la liberalizzazione dei mercati.
Tassando di più i guadagni in borsa, si mettono le aziende italiane in difficoltà, si offre una giustificazione ai licenziamenti, a si crea il rischio di un incremento incontrollato del tasso di disoccupazione – per cui la soluzione proposta da Cacciari non è percorribile non perché PD e FdI perseguono le stesse politiche o vogliono beneficiare i medesimi gruppi sociali, ma perché anziché produrre i vantaggi vagheggiati da Cacciari potrebbero peggiorare la situazione del paese.
Quel che serve all’Italia non sono le tasse. Servono più investimenti, serve più tecnologia, serve riqualificare il personale che la tecnologia e l’intelligenza artificiale potrebbero rendere superfluo, e serve proteggere la classe media.
La classe media, minacciata dal tassa e spendi, è quella che tiene in piedi il paese. Un paese serio si preoccuperebbe di salvaguardarla, anziché di trovare nuovi modi – tassa sul redditi finanziari – per impoverirla.
Riccardo Pelizzo
Professore e Acting Dean, Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University













