Sei anni difficili tra pandemia, inflazione e crisi energetica, ma il Veneto ha reagito meglio di molti competitor europei, facendo registrare un aumento del Pil del 5,1% rispetto al 2019. È quanto emerge da uno studio dell’Ufficio studi della CGIA, che fotografa una regione in costante ripresa grazie al traino di costruzioni, turismo e industria.
A livello nazionale, solo Firenze dovrebbe fare meglio della Città Metropolitana di Venezia, che nel 2025 segnerà una crescita record del +0,9% rispetto al 2024. Nel complesso, il Veneto guida la ripresa insieme a Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, con un Pil regionale previsto in aumento dello 0,7%.
Tra le province venete, spicca Vicenza con un +6,6%, seguita da Verona (+6,3%) e Padova (+6%), a conferma del dinamismo del Nordest produttivo. Fanno invece più fatica territori come Belluno, che non ha ancora recuperato i livelli pre-pandemia (-0,9%).
Dal 2019 al 2025, l’Italia ha registrato un incremento del Pil reale del +6,4%, superiore alla Francia (+5%) e di gran lunga migliore della Germania (+0,2%). Solo la Spagna ha fatto meglio con un +10%. Un risultato sostenuto, osserva la CGIA, anche dai 300 miliardi di aiuti messi in campo dai governi Conte II, Draghi e Meloni tra 2020 e 2023, che hanno permesso a famiglie e imprese di resistere agli shock economici.
Sul fronte della ricchezza pro capite, la media veneta si attesta a 42.264 euro, superiore alla media nazionale (38.304). La provincia più ricca è Vicenza (44.102 euro per abitante), seguita da Padova (43.472) e Verona (43.390). In coda Rovigo, con 32.855 euro.
Un dato incoraggiante, che conferma come il Veneto, nonostante le difficoltà globali, resti una delle locomotive economiche d’Italia.













