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Sciopero dei sindacati di Fondazione Arena, a rischio l’Aida, la città si divide – video

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In piazza Bra, davanti all’Arena, le persone continuano a mettersi in fila per entrare all’interno dell’Anfiteatro, ma per il momento da dentro proviene solo un assordante silenzio. Rischia infatti di saltare la programmazione dell’Aida, come conseguenza dello sciopero indetto per oggi, in via Roma, proprio sotto la sede di Fondazione Arena di Verona.

I sindacati protestano per quella che considerano una mancanza di trasparenza da parte della Fondazione per quanto concerne le garanzie sulla sostenibilità economica della stagione estiva (le serate saranno pari ad un Festival areniano tradizionale, ma con capienza ridotta) e sulla sua compatibilità con una programmazione e un’occupazione piena a 12 mesi. La questione si riduce insomma a capire se con gli spettacoli si andrà in perdita oppure no.

“Scelte avventate e temerarie sul numero di spettacoli e sugli investimenti tecnologici potrebbero essere in questo momento fatali, se invece che essere frutto di valutazioni responsabili a tutela della Fondazione rispondessero ad interessi esterni. È giunto il momento che queste garanzie arrivino e i lavoratori, dopo i sacrifici che sono stati loro imposti negli ultimi anni, sono pronti a tutte le forme di lotta per salvaguardare il proprio posto di lavoro”, dicono uniti i sindacati.

“Il vaso è colmo, non si può più sopportare l’arroganza di questa Direzione che ha chiuso ogni possibilità di trattativa con il sindacato e i lavoratori. I problemi sono sempre gli stessi e sono ancora irrisolti. Non stiamo chiedendo soldi, ma la garanzia occupazionale perché questo teatro possa avere un futuro”, dice Dario Carbone rappresentante Fials-Cisal.

Gli fa eco Ivano Zampolli di Uilcom-Uil: “Nel corso dell’ultimo anno non siamo riusciti ad avere un’immagine del futuro di questa Fondazione che potesse essere accettata. Questa stagione in tempo di Covid potrebbe portare pesanti sbilanci al patrimonio di Fondazione e ad oggi non abbiamo avuto garanzie che questo non avvenga”.

A manifestare anche il Corpo di ballo: “La battaglia del Corpo di ballo non è mai finita, il Corpo di Ballo dell’Arena di Verona non è stato chiuso, ma precarizzato. Abbiamo diritto a lavorare 12 mesi in questo teatro meraviglioso. Abbiamo diritto a lavorare come tutti gli altri nostri colleghi”, dice Andrea Morelli, componente Rsu.

Dura la reazione di Confcommercio Verona che, attraverso le parole del suo Presidente Paolo Arena, commenta così la presa di posizione dei sindacati: “La decisione di andare fino in fondo con lo sciopero è gravissima e inaccettabile. Già ci immaginiamo le ripercussioni negative in termini di immagine, i titoli dei giornali italiani e stranieri, nei paesi del Centro e Nord Europa che costituiscono un riferimento per il turismo veronese e che avevano ripreso sia pur blandamente, a rappresentare una risorsa e una fonte di ricchezza per il sistema Verona tutto”.

Il presidente si chiede se “non si rendono conto o fingono di non rendersi conto, che la loro decisione danneggia loro e tutto l’indotto, precludendo una timida ripresa dopo il periodo più buio dal Dopoguerra. Un comportamento irresponsabile che, temiamo, non mancherà di avere ripercussioni sulle vendite dei biglietti e sulla prosecuzione della Stagione Lirica. Un boomerang che rischia di falciare tutti”.



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