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Settore moda: crisi senza fine tra chiusure e regole disattese

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Secondo un’indagine di Federazione Moda Italia-Confcommercio sui saldi invernali, le vendite di abbigliamento, calzature e accessori registrate a febbraio 2021, rispetto a febbraio 2020, sono in calo del 23,3%, dopo il crollo del 41,1% del mese di gennaio 2021 su gennaio 2020. Due terzi delle aziende intervistate (66,5%) hanno registrato un peggioramento delle vendite. Il 19,4% ha visto una stabilità nelle vendite a fronte di un 14,1% che ha avuto un incremento. 

I dati, in linea con l’andamento della provincia di Verona, vengono commentati con amarezza dal presidente di Federmoda Confcommercio Verona, Mariano Lievore: “La crisi causata dalla pandemia continua e tra l’altro i negozi di abbigliamento e calzature sono tra i pochi che, in zona rossa, devono restare chiusi”, commenta.

“Oltretutto – aggiunge – c’è disparità di trattamento tra negozi e super e ipermercati: molti di questi, sfruttando la possibilità di tenere aperto, vendono anche prodotti non previsti dall’allegato 23 di cui al Dpcm di gennaio. Ma le regole dovrebbero essere uguali per tutti”.

“Le attività che, obbligatoriamente, hanno dovuto chiudere – prosegue ancora Lievore – sono sempre in attesa di conoscere se e quando otterranno quegli indennizzi che si spera possano arrivare in fretta. Perché tante aziende rischiano di abbassare definitivamente la saracinesca”.

Tornando all’indagine della Federmoda nazionale, un’impresa su quattro (25,2%) ha dichiarato un calo tra il 50 e il 90%. Una percentuale ancora troppo elevata dovuta all’importante ricorso a percentuali di sconto elevate che ha favorito le vendite, ma ne ha ridotto il ritorno in valore. Quasi 8 imprese su 10 (77,5%) hanno, infatti, dichiarato di aver proposto sconti tra il 30 e il 50% con oltre tre imprese su dieci (33,8%) hanno praticato sconti medi del 50%.

L’indagine evidenzia tra i prodotti più venduti: la maglieria (49,0%), giubbotti, cappotti e piumini (38,8%); pantaloni (32,3%); jeans (32,3%); abiti donna (19,8%); scarpe donna (18,6); borse (16,3%); accessori (14,8%); sneackers (12,5%); tute (12,5%); intimo (12,2%). In forte sofferenza le vendite di abiti da uomo (4,2%) e valige (1,1%).

La maggior parte delle transazioni è avvenuta cashless. I pagamenti preferiti sono quelli con pagobancomat (82,5% delle preferenze multiple); seguono quelli con carta di credito (58,2%), mentre l’utilizzo dei contanti (7,6%) è una scelta residuale soprattutto per le spese di importo basso.



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