Nuovo ponte di Genova, un archetipo per i lavori futuri
e il monitoraggio. Anche a Verona
Un ponte da un certo punto di vista banale, ma che per la particolarità dei dettagli, le verifiche di robustezza e l’ispezionabilità, rappresenta il massimo della tecnologia contemporanea messa in opera in Italia. Per questo il nuovo ponte di Genova può essere preso a modello su come realizzare un’infrastruttura moderna, specie se di una certa rilevanza. Al contempo, con il tragico crollo della struttura precedente da cui trae origine, il viadotto Genova San Giorgioricorda e fortifica l’estrema rilevanza di monitoraggi e manutenzioni costanti e adeguate.
È quanto emerso dal webinar promosso oggi dall’Ordine degli Ingegneri di Verona nell’ambito della rassegna Open, promossa per trattare tematiche solitamente riservate agli addetti ai lavori con taglio divulgativo e di interesse comune.
“In questi giorni abbiamo potuto costatare che il monitoraggio e la manutenzione non possono limitarsi alle grandi opere infrastrutturali ma servono i fondi necessari per migliorare e mantenere al meglio le nostre reti e le opere di contenimento a garanzia dell’incolumità dei cittadini e a tutela dell’economia stessa”, evidenzia la vicepresidente dell’Ordine, Valeria Reale Ruffino, organizzatrice della rassegna. “Il percorso procederà nei prossimi mesi con altri eventi focalizzati proprio sul monitoraggio e la manutenzione in particolare delle infrastrutture del nostro territorio”.
Il vicesindaco e assessore all’edilizia pubblica Luca Zanotto dà un primo anticipo. Entro settembre, avremo il progetto esecutivo per Ponte Nuovo, sorvegliato speciale ormai da tempo e pronto a essere sistemato con una somma già stanziata di 3 milioni 300 mila euro”, annuncia. “Il deterioramento causa dal tempo rivela evidenti segni di degrado ben visibili anche navigando il fiume in gommone, ed entro fine settembre avremo la consegna del progetto. Per evitare disagi alla gente, la viabilità, pur se ridotta, sarà sempre garantita”. Qualche criticità la presentano anche i giunti del ponte di Porto San Pancrazio e il monitoraggio dei ponti sull’Adige prosegue puntuale. “Verrà rafforzato da un progetto più completo per procedere a verifiche sia a livello statico che dinamico con monitoraggi a vista ma pure tramite droni e piattaforme aree”, evidenzia il vicesindaco. “In caso di piene dell’Adige, come quella recente, e la presenza di importanti masse d’acqua, si attivano naturalmente ulteriori e specifici sopralluoghi”.
L’assessore alle strade, Marco Padovani, si preoccupa invece della custodia e verifica di tutte le 130 strutture tra ponti, cavalcavia e viadotti della città, tra cui quello di viale Piave, soggetto proprio in questi giorni a un intervento strutturale che prevede una spesa di oltre due milioni di euro.
“Dal 2017 a oggi, non appena insediati, abbiamo avviato un’attività di ispezione su tutti i ponti, con finanziamenti di 70 mila euro per la progettazione degli adeguamenti e 400 mila euro per attività a supporto delle ispezioni con piattaforme e droni. Da trent’anni a questa parte non erano stati fatti monitoraggi. Si tratta di un lavoro non evidente per i cittadini, da cui dipende però la loro stessa sicurezza e che procederà anche per il cavalcavia di strada dell’Alpo. Inoltre abbiamo in programma delle verifiche in sinergia con il Consorzio Camuzzoni, per i ponti di via Albere e San Marco”.
Anche in Provincia i mille ponti di competenza sono sotto monitoraggio. “Abbiamo già avviato iter per le manutenzioni per il ponte di Stallavena, quello di Torretta a Legnago, sul Canal Bianco a Cerea e per due attraversamenti a Belfiore”, fa sapere Cristian Brunelli, ingegnere e consigliere della Provincia di Verona, che ricorda il crollo del ponte di Passo Fittanze a Erbezzo e il senso unico alternato già imposto a Roverè Veronese. “Nel 2019 è emersa la necessità di interventi su una quindicina di ponti e quest’anno ci sono state segnalazioni per altre 7 infrastrutture”; fa sapere. “Oltre alla manutenzione ci si dovrà orientare verso una progettazione che tenga conto dei nuovi eventi meteorologici. Il palazzetto scoperchiato a Montecchia, ad esempio, non era certo stato costruito per reggere a una tromba d’aria. Occorrerà un cambio di paradigma analogo a quello che in passato fu adottato relativamente alle normative antisismiche”.
Il ponte di Genova, costruito per il 70% a Vialeggio sul Mincio, nella sede della Fincantieri Infrastructure, rappresenta un’avanguardia nella progettazione infrastrutturale.
“La sfida è stata chiara fin dall’inizio: realizzare un’opera complessa e iconica in 14 mesi”, fa notare Siro Dal Zotto, Direttore Operativo per la Fincantieri Infrastructure, che ha sede operativa a Verona e che, insieme alla società Webuild, ha costituito il consorzio PerGenova che ha costruito il nuovo ponte. “In Italia c’è una forte necessità di monitorare e al contempo di modernizzare. La maggior parte dei ponti autostradali sono stati costruiti tra gli anni ’50 e ’70, per di più in calcestruzzo, un materiale che non è però indistruttibile, come si pensava in passato, e che dopo una cinquantina d’anni necessita di ripristini e sostituzioni. L’acciaio, utilizzato ancora pochissimo, può invece costare persino meno, è più monitorabile e consente di curare pure l’aspetto estetico delle costruzioni”.
Tema, quello della tutela del paesaggio, che sta particolarmente a cuore a Stefano Russo, capo progetto dell’opera per lo Studio Renzo Piano Building Workshop.
“Sin dalla genesi del progetto l’intenzione alla base è stata quella di avviare una stretta collaborazione tra ingegneri e architetti”, spiega. “È un approccio fondamentale per interventi e realizzazione di infrastrutture, che purtroppo è ancora raro in Italia. Eppure la qualità del paesaggio diventa identificativa delle nazioni e contribuisce alla qualità della vita di tutti i giorni”.
Un ulteriore grande passo in avanti compiuto con la realizzazione del viadotto ligure, per Russo è quello di aver dimostrato che, con un deciso intervento politico, i tempi burocratici possono essere ridotti di molto. “Nel nostro Paese ci sono iter che fanno perdere un sacco di tempo, costringendo a realizzare opere che rischiano di essere già vecchie, a fronte di tecnologie che nel frattempo sono avanzate. Per realizzare il ponte di Genova non abbiamo mai derogato alla documentazione necessaria, semplicemente è stato chiesto agli enti di valutare e approvare l’opera in tempi più stretti del solito”.
Stefano Isani Stefano Isani responsabile tecnico dello Studio Matildi+Partners, che ha assistito i progettisti di Opere Civili Italferr SpA, fa infine notare quanto la nuova opera si sia potuta discostare dal precedente ponte Morandi per il cambio intrinseco della città, da allora profondamente mutata.
“Forse per la prima volta in Italia è stata effettuata realmente una verifica di robustezza, sollecitando la struttura sia per la crisi di alcuni suoi elementi che con simulazioni di eventuali esplosioni di cisterne o impatti con aerei”, ci tiene a sottolineare. “Il collaudo è stato fatto in pochissimi giorni e anche per queste novità il viadotto rappresenta l’archetipo del ponte moderno, in cui il massimo della tecnologia contemporanea non è solo raccontato, ma messo concretamente in opera”.













