A quattro giorni dalla probabile riapertura di molte attività prevista per lunedì 18 maggio e a 22 giorni dall’invio dell’elenco di richieste al premier Conte da parte dei sette sindaci del Veneto, non c’è ancora nessuna certezza: sui tempi, sulle misure di sostegno e nemmeno sui protocolli sanitari da applicare. “Siamo in ginocchio, con una pistola puntata alla testa – ha spiegato con un’ immagine forte il sindaco Federico Sboarina durante il punto stampa in streaming -. E’ un’immagine drammatica, ma purtroppo questa è la fotografia delle nostra città e degli altri comuni che, a tutt’oggi, non hanno ricevuto alcuna risposta dal Governo. Anche se, dopo tanti rinvii, il nuovo decreto sulle riaperture arrivasse oggi è ugualmente tardi. Gli imprenditori che devono riaprire non possono improvvisare all’ultimo momento: quanti posti potranno avere e quindi quanto personale impiegare. Il decreto andrà sicuramente interpretato e ogni giorno che passa è un giorno perso. In questa delicata fase sono mancati due elementi fondamentali: la velocità, ne è dimostrazione il ‘Decreto Rilancio’, atteso per aprile e siamo a metà maggio; e la certezza, che serve agli amministratori come ai cittadini. Fino ad ora ci siamo tutti arrangiati con il buon senso. Lo stesso vale per i comparti degli spettacoli e delle manifestazioni fieristiche, settori strategici per l’economia del nostro territorio. Senza date certe, non può essere fatta nessuna programmazione, a scapito delle numerose categorie che vivono di turismo e degli indotti legati a tali attività. Siamo al palo – continua il sindaco -. Non si possono tenere le persone sulla graticola, dopo due mesi di sacrifici enormi che hanno comportato gravi perdite economiche, per i cittadini come per gli enti locali. I sindaci sono stati lasciati soli ad affrontare mille difficoltà e imprevisti. Nonostante la più totale incertezza, stiamo facendo tutto il possibile per ripartire, ma il perimetro di interventi concreti è solo il nostro”.













