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Martedì 28 aprile. La mini rassegna stampa della pagina Facebook di Lillo Aldegheri

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Mattia Feltri su La Stampa: “Per vivere senza leggi bisogna essere persone oneste, disse uno col gusto del paradosso e la pratica dell’arguzia. La storia è infatti già scritta nel grande libro delle norme, delle ordinanze, dei codici, degli Statuti, coi commi e i rimandi e le note interpretative…E del resto se ovunque arrivasse, poniamo a fine pandemia, il presidente per quanto pasticcione di un per quanto pasticcione governo, con la smania delle telecamere davanti alle quali intimare ai cittadini di non fare casino, quei cittadini non farebbero casino: l’indicazione sarebbe in se esaustiva. Ma se quel medesimo presidente di quel medesimo governo arriva da noi e dice andate a trovare soltanto i congiunti, eh no, noi vogliamo il bis e il ter e i! quater a esplicitare la qualificazione precisa del congiunto, dal momento che qualcuno, qualche sacro sacerdote dei nostri annales, avverte subito che congiunto è un termine privo di forza giuridica (è successo davvero). Cosi il ridicolo rende tambureggiante l’autobiografia collettiva, in un pomeriggio trascorso a ritracciare i confini fino al sesto grado di parentela, a ricomprendere le eccezioni degli affetti stabili, con o senza implicazioni erotiche, di qualsiasi natura e costanza, sicché finirà che si potrà andare dove si vuole, in una entusiasmante dimostrazione della tesi secondo cui un popolo ha il governo che si merita, e il governo si merita il suo popolo”.

Massimo Gramellini sul Corriere della Sera: “Era immaginabile che un governo dove alcuni ministri hanno problemi con il congiuntivo potesse inciampare sulla parola successiva del dizionario: congiunto. Vocabolo antico, ma per nulla caloroso, che odora di burocrazia e sembra inadatto a circoscrivere quel gomitolo di relazioni dentro al quale ci muoviamo ogni giorno. Dell’imminente fase due, in cui ci sarà concesso uscire di casa per meglio apprezzare le gioie del ritornarci, l’incontro con «i congiunti» rappresenta il momento-clou, la novità più preziosa e fumosa. Ma chi sono le persone care a cui, opportunamente mascherati, ci potremo di nuovo accostare? Soltanto i parenti stretti, alcuni dei quali sopportiamo già a stento nelle feste comandate? Il misterioso Comitato Tecnico-Scientifico, che nella prosa ispirata di Conte incarna il totem dello Scaricabarile da citare all’occorrenza per dare una patente di autorevolezza all’incomprensibile, considera «congiunti» tutti gli affetti stabili. E qui la cosa, invece di semplificarsi, si ingarbuglia. Tra gli affetti stabili ciascuno di noi annovera gli amici di una vita, gli amanti, i fidanzati in carica: qualcuno anche gli ex. Per evitare la multa bisognerà dunque trasferire sull’autocertificazione i brandelli della propria autobiografia? Una cosa sola è sicura: a giudicare dalla scarsa attenzione ancora una volta loro riservata, anche nella fase due i figli andranno considerati disgiunti”.

Marco Travaglio su Il Fatto: “Domenica sera su La7, nel nuovo programma di Massimo Giletti “Non è l’Arena è Salvini”. È andato in onda il prototipo del nuovo talk show modello governissimo. Dopo tre mesi di teledibattiti luttuosi e pallosi che issavano sul podio il virologo, all’insegna del “ricordati che devi morire” e del noi siamo scienza, non fantascienza”, si è deciso che il virus non esiste più, i contagiati neppure, i morti sono un trascurabile effetto collaterale e il diritto costituzionale alla salute è un optional, anzi ¡a fisima di un premier dittatore che ci dice di tenere le distanze e di evitare assembramenti per loschi scopi di potere. Il dibattito sulla fase 2 a! netto del virus funziona cosi. Iil conduttore strilla, tutto sudato come l’ossessa de L’Esorcista, che i negozi devono riaprire, le scuole pure, ¡e fabbriche (quasi tutte aperte) pure, le chiese (mai chiuse) pure (e anche noti puttanieri e mignottoni anelano a tutti e sette i sacramenti). E gli ospiti, fra cui manca purtroppo Panzironi, rimpiazzato però dalla Chirico che ha il pregio di parlare di tutto senza mai sapere nulla (ora vuole assolutamente “fare la messa”), hanno due opzioni: unirsi agli alti lai e dunque parlare liberamente oppure, come il rassegnato Pregliasco, obiettare che riaprire tutto mentre si festeggiano “solo” 260 morti (più di quanti se ne piangevano l’11 marzo giorno del lockdown), coi contagi in aumento in Piemonte e Lombardia è un filino azzardato, e dunque venire subissati dalle urla belluine del conduttore e dei riaperturisti dell’ultima ora. Giletti deve dimostrare che la gente sta organizzando la sommossa e trasmette per la seconda domenica consecutiva domenica consecutiva lo stesso video delinquenziale di un “imprenditore” che minaccia in veneto stretto i “pezzi di merda” al governo: “Veniamo a prendervi a casa, vi battiamo fuori di lì, pezzi di merda”. E lo spaccia per l’emblema di milioni di italiani arrabbiati, senza spiegare perchè manda in onda sempre quello. Sallusti commenta che Conte non riapre non perché morti e contagi a Nord-Ovest restano altissimi ma per evitare che “la gente scenda in piazza contro di lui”. La Chirico, che pensa sempre quel che pensano i due Mattei, manifesta indignazione…Giletti, per riequilibrare, chiede alla redazione se Salvini non stia per caso parlando: guarda caso, per combinazione – essendo il 26, giorno pari – vuole riaprire tutto con lo stesso cipiglio con cui, nei giorni dispari e con meno morti, voleva chiudere tutto”.

Vittorio Feltri su Libero: “Abbiamo avuto l’ennesima conferma che Giuseppe Conte tira avanti sulla strada proibizionistica infischiandosene della Costituzione e riducendo in modo drastico la libertà dei cittadini. Il Partito democratico e il Movimento 5 stelle si adattano alla dittatura foggiana poiché sospettano che altrimenti il governo cada, la legislatura ú concluda e deputati e senatori siano costretti ad andare a casa col pericolo di non essere più rieletti. Il concetto è chiaro: conviene maggiormente fare gli schiavetti del premier piuttosto che perdere l’indennità di carica ed essere obbligati a cercarsi un lavoro. Quale occupazione possono trovare individui capaci di tutto e buoni a nulla? Intanto però l’Italia va a ramengo, i disoccupati aumentano a vista d’occhio, le professioni liberali sono in crisi drammatica, gli imprenditori minuscoli, medi e grandi annaspano e rischiano di abbassare le serrande. La situazione in questa circostanza non è solo grave ma pure seria, lo hanno intuito tutti tranne ¡’avvocato delle cause perse insediatosi immeritatamente a Palazzo Chigi. Purtroppo Sergio Mattarella, persona perbene, non si azzarda a compiere il passo decisivo ovvero dare il benservito a Giuseppe, forse non sa che pesa pigliare, visto che pure le sardine non sono istituzionalmente commestibili, ma solamente risibili. Avrebbe facoltà di rivolgersi all’opposizione se ce ne fosse una abile a sparigliare i giochi. In realtà, perfino Matteo Salvini procede a tre cilindri.”

Nicola Porro su Il Giornale: “La conferenza stampa sulla cosiddetta Fase 2 del presidente del Consiglio ha decretato la morte di qualche decina di migliaia di imprese, per lo più piccole…Il clima retorico di Palazzo Chigi è lontano anni luce da quello die sta avvenendo nel Paese reale. I primi tre mesi dell’anno hanno visto la chiusura di trentamila imprese (9mila in più rispetto all’anno precedente). Ma è un dato per difetto: le aziende in pericolo sono più di 500mila…Il principio che il comitato di salute pubblica in perfetta sintonia con il rinnovato potere dei sindacati ha fatto proprio è l’irresponsabilità dell’imprenditore. Sono sindacati, medici e politici che decidono («consentono» è la parola chiave di Conte) quali professionisti e lavoratori autonomi potranno riprendere. Non comprendendo che tra dipendenti pubblici, che circondano Palazzo Chigi, e ceto produttivo esiste una differenza. I primi sono a stipendio pieno, illicenziabili, possono avere permessi per i figli a casa, e vista l’arretratezza della nostra pubblica amministrazione considerano lo smart working più o meno una barzelletta (sì, si domani si alzerà qualcuno offeso raccontando la propria eccellenza). I secondi vivono in aziende da pochi dipendenti, lavorano con minori tutele e soprattutto alla fine del mese se il fatturata è zero, se ne vanno a casa.”

Andrea Riccardi sul Corriere della Sera: “Le chiese aperte, senza liturgia, avvolte nel silenzio, sono in sintonia con il silenzio delle città. La giusta preoccupazione per la sicurezza sanitaria non può trascurare le esigenze spirituali. L’ha notato ieri il rabbino Di Segni: «Il governo non dovrebbe trascurare le esigenze spirituali delle collettività religiose, ciascuna con le sue specificità». Il decreto del presidente del Consiglio dell’altro ieri invece aveva ripreso la linea del comitato tecnico-scientifico. Ci si è chiesti subito se tale decisione non contrasse il dettame concordatario e la Costituzione, per cui «lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». Lo Stato può dire quante persone entrino nello spazio di una chiesa, quali siano le precauzioni, ma non ha diritto di decidere se si possano tenere atti di culto o stare in silenzio. Lo Stato esige dalla Chiesa di vigilare. Sanziona gli irresponsabili, ma non decide in un ordine non suo. Altrimenti, oltre al serio vulnus giuridico, si crea una centralizzazione che blocca la ripresa della società, bisognosa di autonomia responsabile e di energie ricostruttive…Il nazional-cattolicesimo non è da sottovalutare. L’hanno colto Zingaretti e il Pd che ieri hanno chiesto la modifica delle prescrizioni. E poi — diciamo la verità —, agli italiani è stato tolto molto fino ad oggi e molto sarà chiesto in una fase ricostruttiva. Non si possono togliere i riferimenti religiosi, compagnia secolare di tanti credenti di vario sentire o anche non credenti. Le motivazioni (religiose e non) sono un propulsore decisivo per la ripresa del Paese”.

Su Il Manifesto, Marco Bascetta: “Patria e Famiglia. Per Dio bisognerà attendere, i vescovi con le messe non l’hanno spuntata. Ma nella sua infinita misericordia Lui non dovrebbe prendersela a male. Salvini invece si. Questo sarebbe il titolo più proprio del decreto che proroga con minime varianti la rigida chiusura della fase uno.L’amor di patria, che infestava lo stucchevole e timoroso discorso del premier Conte, in assenza di eventi bellici si esprime nel lavoro. Non di tutti, naturalmente, ma di quelli impiegati nelle imprese che una guerra, quella commerciale, sono comunque tenuti a combatterla e di quanti operano nelle loro retrovie.Per i lavoratori “voluttuari” e gli “irregolari”, dal nero alle varie sfumature di grigio, continua la decimazione di massa con qualche opera di carità che tarda ad arrivare. Bisognerà aspettare i saccheggi nei supermercati perché le pur modeste promesse vengano mantenute? Per non parlare delle molte donne e degli uomini con figli alle quali e ai quali la chiusura delle scuole preclude la continuazione di ogni attività…L’indicazione della famiglia in senso stretto come unico ambito consentito di relazione è una scelta di arbitrio disciplinare inimmaginabile. D’un tratto la vicinanza tra nonni e nipoti, funzionale alla ripresa delle attività produttive, ha cessato di comportare rischi. C’è chi parenti non ne ha o chi li detesta cordialmente, e dunque chi ha costruito la sua cerchia affettiva più stretta con altre persone.Spetta forse allo Stato di emergenza tracciare i confini e la natura delle nostre relazioni affettive?…Nel decreto Patria e Famiglia, la scienza entra assai poco, molto l’ideologia e gli interessi economici dominanti. Quanti battevano le mani per il trionfale ritorno dello Stato sono serviti. Le sue funzioni prevalenti rimangono il controllo e la precettazione alle quali ora si aggiunge una declinazione della sicurezza in chiave di morale dei costumi. Il premier nel suo discorso aveva messo le mani avanti: “potreste prendervela con il governo e la politica”, ma non dovreste farlo per amor di patria.E’ invece proprio quello che le forze sociali dovrebbero fare per arrestare immediatamente la deriva emergenziale e l’uso che la destra con i suoi interlocutori del momento si accinge a farne”.



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