Su La Repubblica Ezio Mauro: “Siamo noi che decretiamo l’emergenza: inevitabilmente. La paura e l’impotenza sono i due demoni che ci spingono a cercare una formula salvifica per combattere un nemico sconosciuto, e a chiedere alio Stato di andare al di là dei confini che lui stesso aveva fissato per le proprie azioni. I! virus ha liberato quei demoni, ed è difficile controllarli. Di fronte a una minaccia inaudita, cerchiamo rifugio m una difesa straordinaria, come se solo l’inimmaginabile potesse proteggerci, perché l’ordine naturale delle cose è già salta to. Ci vuole di più – diciamo -, ci vuole qualcosa di nuovo e di inedito. Pensandolo, siamo già in uno stato d’emergenza, dove diventa precario tutto il congegno bilanciato tra poteri e garanzie che abbiamo costruito nlla modernità, chiamandolo democrazia. Vogliamo andare oltre, cercando proprio qui la soluzione, senza chiederci di che natura è fatto l’universo nuovo in cui stiamo entrando, al buio. In quel buio, qualcuno ci aspetta. Il destinatario delle nostre ansie e delle nostre richieste è infatti il potere pubblico, che viene investito da una domanda popolare di urgenza assoluta e di autorità immediata: vale adire un’aspettativa angosciata di decisioni, frutto di valutazioni del pericolo, interpretazioni della sua natura e della sua portata, soluzioni suggerite o approvate dalla scienza. Il governo si trova cosi investito di una quota anomala di potestà, una sorta di mandato straordinario…Per un governo democratico questa è una legittimazione imprevedibile in anni di sfiducia…Per la leadership autocratica si tratta invece di un’occasione straordinaria per incamerare l’anormalità di questa delega…il presidente delle Filippine è apparso in televisione per annunciare di aver dato ordine di “sparare a morte” su chi viola il lockdown. In Brasile il presidente Bolsonaro ha appoggiato una settimana fa una manifestazione che chiede il ritorno alla dittatura con un Colpo di Stato dell’esercito…Viktor Orban ha usato il Coronavirus per ottenere poteri eccezionali senza limiti di tempo…L’Economist ha contato 84 Paesi che hanno usato leggi eccezionali…La crisi economico-finanziaria dello scorso decennio aveva causato la rivolta del cosiddetto uomo comune che si sentiva espropriato e dimenticato: La crisi del Coronavirus arriva dritto al cuore del sistema attaccando infine il meccanismo democratico, con la proposta di un potere nuovo e diverso, fondato sull’anomalia come necessità, per costruire una sovranità disuguale e privilegiata, per un nuovo ordine incastrato sull’abuso, la dismisura, l’incoscienza del limite…La paura crea l’emergenza: il potere la usa per deformare i suoi confini. Quando succede è l’infezione della democrazia.”
Paolo Mieli sul Corriere della Sera: “Scrive il New York Times, uno dei quotidiani più ostili a Trump dell’intero pianeta, che la Commissione europea avrebbe attenuato, su pressione dell’autorità di Pechino, un rapporto ufficiale sulle mistificazioni cinesi in tema di diffusione del Coronavirus. In questo rapporto si scriveva che «la Cina continua a condurre una campagna di disinformazione globale per sviare le accuse legate allo scoppio della pandemia». Termini che sarebbero stati modificati con espressioni meno perentorie: «c’è la prova di una pressione coordinata da fonti ufficiali cinesi per sviare le accuse legate allo scoppio della pandemia», recita la versione finale. Parole alle quali, per compensazione, ne sarebbero state aggiunte altre utili a valorizzare le prospettive di buon rapporto tra Cina e Ue. È molto probabile che questo cambio in corsa ci sia davvero stato. Resta comunque il fatto che l’Europa, tramite la piattaforma online preposta alla caccia di fake news (EuVsDisinfo), ha deciso di compiere un passo di grande rilievo per attirare l’attenzione sul caso asiatico…All’origine di queste più o meno velate accuse è il fatto che le autorità cinesi hanno iniziato, non senza una qualche disinvoltura, ad «adattare» all’evolversi dei tempi le cifre dei contagiati nel loro Paese. Passando dal dato «definitivo» di 55.000 a oltre 80.000 che una fonte di Hong Kong accreditata da Lancet eleva a 232.000…induce a riflettere sul fatto che l’Italia sia l’unico Paese del mondo occidentale ad aver accolto con un tripudio davvero eccessivo mezzo milione di mascherine inviateci (a pagamento) dalla Cina…L’acquisto di quelle mascherine (a compensazione peraltro delle tonnellate di materiale sanitario da noi inviato in Cina nel mese di febbraio, le quali hanno lasciato parzialmente sguarnite le nostre strutture ospedaliere che di lì a breve ne avrebbero avuto un disperato bisogno) era in realtà un segnale di particolare amicizia nei confronti di Pechino. Un modo per dimostrare come il nostro Paese avesse silenziosamente fatto propria la linea politica esplicitata da Alessandro Di Battista, quella cioè di dar per scontato che il mondo occidentale soccomberà («La Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo») e che di conseguenza convenga all’Italia farsi amico fin d’ora il Paese di Xi Jinping. Grazie, ha sottolineato Di Battista, a «un rapporto privilegiato con Pechino che, piaccia o non piaccia, è anche merito del lavoro di Luigi Di Maio»…Marta Dassù, esperta di politica internazionale, si è però allarmata (sulla Stampa ) per un sondaggio Swg in cui la grande maggioranza degli intervistati indicava la Cina come la «migliore amica» dell’Italia. E la Germania come la «peggiore nemica».
Alessandro Sallusti su Il Giornale: “ Si prova a ripartire, e che Dio ce la mandi buona. Conte, messo alle strette dalle categorie produttive e dai sindacati ha deciso che si riapre da oggi, un po’ alla volta (per non darla vinta agli aperturisti) e senza fretta per non scontentare gli scienziati rigoristi). Tra scadenze, regole, divieti ed eccezioni c’è da perderci la testa. Se vuole essere sicuro di non uscire di casa è meglio che chiami un avvocato, e lo stesso vale per chi, da oggi a fine maggio, dovrà riaprire un’attività, anche se voglio proprio vedere con milioni di persone in giro, più o meno autorizzate, come sarà possibile fare i controlli. nette questo governo non te mai prese per mancanza di competenza e coraggio. Se si può stare distanziati in fabbrica o in ufficio. perché non in spiaggia? Se si può circolare tra Torino e Novara, perchè non tra Novara e Milano7 Puoi andare a trovare la nonna a centinaia dì chilometri di distanza ma non la fidanzata a mezz’ora di macchina. Dalla casa delle vacanze puoi tornare alia prima casa ma viceversa no. Puoi stare a distanza di un metro nei metrò ma non in chiesa. Che senso ha?…Conte più che la fase due ci ha spiegalo la fase uno e mezzo: faremo, vedremo, stanzieremo. Ma i fatti non ci sono. E mezzo passo alla volta non si va ¡ontano.”
Sul Corriere della Sera, Paolo Giordano: “Alla vigilia dell’8 aprile, quando è stato revocato il lockdown di Wuhan — un lockdown molto più rigido del nostro —, la Cina intera dichiarava 62 nuovi casi, la maggior parte dei quali importati. Il giorno precedente 32. Ieri, in Piemonte, la mia regione che non ho mai sentito così geograficamente lontana, i nuovi infetti confermati erano 394. Nella Lombardia limitrofa 920. Però apriamo. O meglio, iniziamo ad aprire, perché lo fanno anche gli altri, perché si avvicina l’estate e sotto sotto speriamo che il caldo ci dia una mano…In realtà, abbiamo chiuso in ritardo per salvaguardare il comparto produttivo e apriamo adesso, raffazzonati, per salvaguardare il comparto produttivo. Anche il quadro epidemico si piega davanti all’ipotesi di un’economia strangolata.I dati migliorano, ma il contagio in Italia è attivo, anzi è vispo, e dire che il 4 maggio «non è un liberi tutti» non rende affatto l’idea di ciò che stiamo per fare, ovvero addentrarci in un pericolo, con più consapevolezza individuale rispetto all’inizio, con maggiore tutela strutturale, certo, ma in una situazione che probabilmente non è troppo dissimile da quella di metà febbraio. Stiamo dicendo «dovremo convivere col virus», ma dovremmo dire «stiamo per sfidare il virus». Perciò, chi sa di essere vulnerabile alzi ancora di più la guardia da qui in avanti…Purtroppo, la concordia e la compostezza dell’inizio emergenza sono finite da un pezzo. Tra le regioni, tra i politici, anche tra gli esperti si va già a rintracciare nella cronologia chi abbia sottovalutato di più e più gravemente la minaccia, chi non aveva capito o peggio, chi aveva capito e non ha parlato. Se da bambini ogni litigio sfociava nel «ha cominciato prima lui!», nel contagio l’accusa è contraria: «ha cominciato dopo lui!». Alle accuse si risponde con altre accuse più forti, oppure rivendicando fieramente: «abbiamo fatto tutto bene. Stiamo facendo tutto bene. Anzi, rifaremmo tutto identico». Sul serio? Sopra le traiettorie degli indici puntati, intanto, si dispiega un grande condono all’italiana: «era impossibile da prevedere… anche gli altri Paesi… l’Italia poi si è trovata per prima… una situazione senza precedenti».«”Scusa” sembra essere la parola più difficile», cantava Elton John. Da queste parti è una parola difficilissima. Ma questa volta abbiamo bisogno di essere stupiti…C’è uno spazio inedito di compassione nei confronti del potere, perché tutti riconosciamo l’eccezionalità delle circostanze. Ma non durerà a lungo. L’unico segnale che ho captato finora è un «mi dispiace» del sindaco Gori. Non è molto, ma è un inizio. Un apripista”.
Su Il Fatto, Massimo Fini: “l’Italia è diventata l’untore d’Europa, i lombardi e i piemontesi, tanto più se anziani, sono gli untori degli untori. Siamo alla colonna infame di manzoniana memoria…noi an- ziani moriamo più facilmente dei giovani per il Corona ma, a parità di condizioni, non siamo più infettivi di qualsiasi altro cittadino, un provvedimento discriminatorio nei confronti degli anziani è razzista, anticostituzionale e lede quello che è il principio fondante di una Democrazia liberale, vale a dire l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge (art.3 Cost.). Inoltre, e non è poco, tenere reclusi gli anzia- ni per molto tempo equivale a un assassinio mascherato. Se c’è qualcuno che ha bisogno di fare moto è l’anziano…I pensionati in Italia sono 16 milioni. Se facciamo gruppo possiamo reagire.”
Maurizio Belpietro su La Verità: “Pare che qualcuno sogni di spaccare la Lega. Per dare vita a un governissimo, con dentro tutti, dal Pd ai 5 stelle, da Italia viva e Leu a parte di Forza Italia, in alcuni ambienti vicini alla maggioranza sarebbero al lavoro per dividere il partito di Salvini. Approfittando di un presunto momento di debolezza dell’ex ministro dell’Interno, le sirene governative vorrebbero ammaliare l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel primo governo Conte, ossia Giancarlo Giorgetti, senza tralasciare però Luca Zaia, che da governatore del Veneto è un altro dei pezzi da novanta dell’ex Carroccio. Non si sa se l’operazione di cui da giorni si mormora e che qualche quotidiano ha anche accreditato alla fine abbia fondamento, se davvero ci sia terreno fertile per una rivolta dei colonnelli leghisti…le ribellioni al leader, ma soprattutto il tentati- vo di dividere il movimento per riuscire a tirarne un pezzo da una parte, non sono cose nuove per l’ex Carroccio. È vero che con gli anni molte cose sono cambiate, ma sino dalla sua fon- dazione la Lega è sempre stato un partito leninista, con il culto del capo, e chiunque vi si sia opposto diciamo che non è finito benissimo…Maroni aveva prova- to a risollevarne le sorti, ma il partito sembrava destinato a un lento tramonto e per questo l’ex ministro scelse di concentrarsi sulla Lombardia. Flavio Tosi, sindaco di Verona e per qualche anno segretario della Lega Veneta, dopo due tornate provò a cercare una ribalta nazionale, candidandosi alla guida della Regione contro Zaia, ma fu sconfitto. Uscito dalla Lega, prima appoggiò il referendum di Matteo Renzi, poi fondò insieme con Enrico Zanetti e altri «Noi con l’Italia», ma alle politiche del 2018 non riuscì neppure a essere eletto nel Veneto. Sì, la storia della Lega è co- stellata di scissioni, anzi di tentativi di scissione, ma tutti sono finiti come ho raccontato. Ora c’è qualcun altro che prova a spaccare il partito? Prego, si accomodi: restiamo in attesa di seguire gli sviluppi del nuovo ammutinamento”.













