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Sabato 25 aprile. La mini rassegna stampa della pagina Facebook di Lillo Aldegheri

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Massimo Gramellini sul Corriere della Sera: “La faccia di Deborah Birx, che un destino arcigno ha posto a capo della commissione medica della Casa Bianca in coincidenza di due eventi imponderabili — l’epidemia di coronavirus e la presidenza Trump —, esprime tutto lo stupore della scienza tradizionale davanti alle rivelazioni di un noto immunologo imprestato alla politica, il dottor Trump, che ha appena suggerito di iniettare in vena ai pazienti l’amuchina. Sui pavimenti funziona da matti, si è accalorato, perché non provarla anche sui polmoni? Di certo a un cervello di tali dimensioni non sarà sfuggita la possibilità di tracannare l’amuchina direttamente dalla bottiglia, o al limite con una cannuccia, ma immagino l’abbia esclusa a causa del sapore amarognolo. E poi un siringone è più pratico, oltre che più igienico. Resta pur vero che gli unici nella storia a essersi infilati volontariamente in corpo quantità cospicue di disinfettante sono gli aspiranti suicidi, e infatti Trump ha riconosciuto che il suo piano presenta ancora alcuni punti deboli. Prima di passare al detersivo per piatti, ha perciò deciso di chiedere l’opinione di qualche altro medico. Il problema, temo, (e questo spiegherebbe la reazione della dottoressa Birx) è che sulla rubrica del suo telefonino di dottori ce ne sono soltanto due, Zivago e House, ma il primo è stato sequestrato da Putin e il secondo, antipatico com’è, voterà democratico di sicuro”.

Mattia Feltri su La Stampa: “E allora ci siamo messi lì e ci siamo interrogati: che significato avrà? E siamo agilmente giunti alla risposta: Nessuno. Ovvero Beppe Grillo che una sera di bacillifera primavera scopre l’incantamento per ¡’Europa non vuole dire niente. Scrive un tweet in coda al munifico vertice comunitario, per intimare l’altolà, sta succedendo qualcosa, forse l’ Europa comincia a diventare una comunità, ed è tutto merito di «Giuseppi» (la i finale è sua e di Trump). Si potrebbe ora tracciare la biografia dei neo europeista, da quando, in compagnia di Luigi De Magistris, andò a Strasburgo a sostenere che dare i soldi all’Italia era come «darli a Bokassa» (illustre dittatore della Repubblica centrafricana che si credeva Napoleone e sedeva su un trono a forma di aquila tempestato di perle e cristalli) a quando progettò l’ingresso del Movimento nell’europarlamento per stracciare tutti i trattati (c’è dentro da oltre un lustro, trattati stracciati: zero). L’errore sarebbe adesso attaccare con la geremiade del Movimento e del suo sacerdote che cambiano idea, perché il Movimento e sacerdote le idee non possono cambiarle, non avendone. L’unica, qui, è la réclame al premier, per il resto si buttano a capofitto nelle loro suggestioni. L’onestà. La rivoluzione bucolica. I miracoli della canapa. Grillo legge uno studio dell’Università di Tura secondo cui i merli aumentano lo strato dell’ozono e decide che la salvezza del mondo sono i merli, fino alla successiva monografia sulle proprietà antiossidanti dei calzini di cotone. E dopo un po’ finisce che anche il fervido populista comincia a cercare un populismo meno bamboccino”.

Sul Corriere della Sera, Federico Fubini: “…In un’Europa dove le regole della partita sono sospese e ciascuno giocasse solo per sé — nessuno per tutti — diventerebbe un sistema, piuttosto che meritocratico, darwiniano. Prevarrebbero solo i forti e le fratture non farebbero che allargarsi. Fino alla deriva delle economie, del tessuto sociale e dei sistemi politici, che alla lunga provocherebbero la sconfitta di tutti. Il Recovery Plan (o «Piano per la ripresa») da almeno mille miliardi di euro che l’Europa sta cercando di mettere insieme va dunque giudicato su questo unico parametro, quello vero: basta a evitare questo pericolo chiaro e concreto?Per ora l’intero sistema resta sul filo. Può prendere la strada verso la disgregazione o quella che lo renda irrevocabile. Non tutti sono convinti che la seconda sia già imboccata. Per ora si possono trarre già nove lezioni. 1. L’Europa c’è. Suona banale, ma a metà marzo non c’era…2.Lo scontro fra governi se offrire trasferimenti o prestiti è importante (i secondi farebbero salire i debiti), ma meno di quanto sembri. Prestiti concessi a lunghissimo termine e a tassi bassissimi, al di sotto dell’inflazione e della crescita attesa, in termini sostanziali gravano poco. Il sistema Bce – inclusa la Banca d’Italia – quasi di certo comprerebbe molti dei relativi bond, restituendo ai governi sotto forma di dividendi gli interessi pagati. 3.L’Italia con una sua moneta nazionale non potrebbe farlo. Le operazioni colossali di creazione di denaro da parte delle banche centrali sono sostenibili senza collassi del cambio, fughe dei capitali e impennate dei tassi solo con una moneta di riserva globale…4. Sia che il Recovery Plan dispieghi al massimo potenziale attuale (1.500 miliardi veri, di cui almeno 200 per l’Italia) o anche molto meno, il Paese presto inizierà a ricevere nuove somme tali da raddoppiare o anche moltiplicare per cinque gli investimenti pubblici. Succederà dalla seconda metà di quest’anno o al più tardi dei prossimi due e ciò pone già una serie di implicazioni. 5. La prima è che Merkel ha ragione: l’Italia non può esigere un colossale aiuto dall’Europa e in prospettiva tollerare un’evasione fiscale per almeno 110 miliardi l’anno, pensioni a quota 100, una giustizia lenta e incerta e tanti altri aspetti che d’improvviso sembrano anacronistici. Passata la recessione, il tema si porrà ma va riconosciuto da subito. 6. Le risorse del Recovery Plan andranno spese al meglio e con scelte coraggiose…7. La qualità nel loro investimento in Italia conterà quasi più del fatto che si tratti di prestiti o trasferimenti…8. Il Recovery Plan in Italia non può funzionare se l’amministrazione resta bloccata…9. Non tutto è perfetto in Europa, ben lungi, e litigheremo ancora con Merkel o l’Olanda. Ma se si apre un’occasione e la sprechiamo, non prendiamocela con loro. Prendiamocela con noi stessi”.

Alessandro Sallusti su Il Giornale: “Cosa sia successo ieri l’altro in Europa, e cosa succederà nelle prossime settimane, non lo sa nessuno, credo neppure i componenti del folto gruppo alia riunione per stabilire ¡e nuove regole della mutua assistenza tra Stati. Quando tutti – come è successo – dicono di avere vinto, c’è sempre puzza di inganno…Detto questo (con sconforto), una cosa però mi è sempre più chiara, e mi spiace per i nostri amici ipersovranisti: la salvezza dell’Italia non può che può che passare dall’Europa…Morire sovranisti o antieuropeisti inseguendo i falchi dei Cinque Stelle e gli integralisti di Lega e Fratelli d’Italia non ha nulla di eroico ed è sostanzialmente stupido…non facciamo gli ipocriti; non siamo una superpotenza autonoma che può provare a dettare le condizioni al mondo intero. Dopo l’ultima disastrosa guerra, il 25 aprile 1945. Ci rimettemmo in piedi aiutati dagli americani con il famoso Piano Marshall. Oggi, 25 aprile 2020, dobbiamo con dignità appoggiarci all’Europa. Che non vuol dire vendersi, non vuole dire sottomettersi, come certa propaganda lascia intendere. Semmai significa comperare il futuro e far vedere al mondo che gli italiani non sono bambini viziati, ma gente matura e responsabile.”

Il 25 aprile secondo Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera: “Fu una vicenda durissima, come ogni guerra civile. Tutti i caduti vanno pianti e rispettati. Ma c’era una parte che aveva ragione, nel combattere i nazisti, e una che aveva torto. Punto”.



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