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Arena spinge le proteste del Presidente Sangalli

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“Le strategie di sopravvivenza non basteranno a salvare i piccoli negozi”, dice Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, in un intervista sul quotidiano – La Repubblica- “se non ci sarà un piano d’intervento strutturato, alla fine della crisi, molti di loro rischiano di non riaprire”.

Presidente, almeno per il settore alimentare sembra che le cose non vadano così.
“L’emergenza sta rivelando quanto sia profonda la relazione tra i territori, le città, il commercio. Ma nei fatti ci sono quasi 4 milioni di persone – commercianti, artigiani, lavoratori autonomi, lavoratori delle attività artistiche e di intrattenimento – che solo nel mese di marzo perderanno almeno 9 miliardi di fatturato a causa della cessazione parziale o totale della loro attività. Nel 2019 hanno chiuso oltre 92 mila tra negozi, alberghi e ristoranti, nel 2020, per via del coronavirus prevediamo un crollo dei consumi di 52 miliardi. La realtà di numeri è questa”.

Il governo si è mosso, non basta?
“Il decreto “cura Italia” è solo il primo passo. Bisogna fare molto di più. Ci muoviamo su un terreno incognito, perché non sappiamo ancora quanto a lungo si protrarrà l’emergenza sanitaria, ma proprio per questo bisogna attrezzarsi subito per contrastare l’impatto della recessione che avanza”.

E d’accordo con chi dice che l’unico modo per uscirne è quello di mettere soldi in mano ai cittadini?
“Sono d’accordo con chi sostiene la necessità di tornare al concetto del Piano Marshall: serve un intervento straordinario per reagire allo shock che ha azzerato i fatturati di intere filiere economiche e che ha investito tanto la domanda, quanto l’offerta. Le imprese che sono state paralizzate nel periodo del lockdown, devono essere messe subito nelle condizioni di ripartire. E non c’è altra via che quella degli strumenti straordinari per immettere liquidità raccordati con l’Europa. Il tutto a zero burocrazia perché il tempo si sta esaurendo”.

La politica di indennizzi e moratorie fin qui avviata non avrà effetti?
“Sicuramente oltre alle moratorie fiscali va sostenuta la liquidità delle imprese sul versante dell’accesso al credito. Quanto agli indennizzi, il capitolo è ancora tutto da scrivere e i 600 euro previsti per il mese di marzo per i lavoratori autonomi non sono certo la soluzione”. 

I consumi dopo la crisi cambieranno, “Crescerà il bisogno di sicurezza anche nell’esperienza di consumo. Ma le “piazze virtuali” non cancelleranno il bisogno di relazione e di socialità che si accompagna ai consumi. Il modello di servizio espresso dal pluralismo distributivo del commercio italiano cambierà, si rinnoverà. Non sarà facile, ma ce la faremo”.



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