E’ l’ultimo provvedimento del Presidente del Consiglio, firmato sabato 28 marzo, che prevede la distribuzione di buoni spesa per le persone più indigenti. La somma complessiva di 400 milioni di euro vene distribuita tra tutti i Comuni italiani in base al numero degli abitanti e alla media del reddito pro capite. In base al primo criterio di spartizione, a Verona, con 252 mila abitanti, spetta circa 1 milione 363 mila euro. Nulla invece spetta al capoluogo veronese sulla base del secondo criterio. Gli uffici dei Servizi sociali del Comune già da ieri sono al lavoro per capire come individuare i negozi che dovranno fornire i generi alimentari, come distribuire la somma e soprattutto come individuare con esattezza i beneficiari. E’ prematuro quindi che i cittadini si rivolgano agli uffici comunali per richiedere come percepire il sostegno pubblico.
“La nostra macchina organizzativa è pronta per dare attuazione anche a questo decreto – ha detto Sboarina -. Ancora una volta, però, ci troviamo di fronte a difficoltà interpretative, visto che il documento non specifica chi sono i destinatati dei buoni spesa. Nessuna polemica da parte mia, capisco benissimo la difficoltà nel gestire un Paese così variegato e con priorità diverse da un Comune all’altro. Già ieri mi sono confrontato con i 97 sindaci della provincia e siamo tutti concordi nel dire che non sarà facile dare applicazione a questo decreto. Il welfare del nostro Comune è ad un livello elevato e capillare di assistenza, con le famiglie più indigenti già seguite dai nostri Servizi sociali. In questo caso specifico, sarebbe stato meglio aprire ai sindaci la possibilità di intervenire sulle emergenze che, quotidianamente, ci vengono segnalate, fornendo maggiore libertà di intervento e non limitando alla solidarietà alimentare. In effetti, sono i sindaci il tassello amministrativo a stretto contatto con il territorio, di cui conoscono le peculiarità. A Verona, ad esempio, il macro problema del nostro tessuto economico, e quindi delle nostre famiglie, è un altro. A noi servono misure per sostenere le attività produttive, le aziende, gli artigiani fermi, i negozi e i ristoranti chiusi. Siamo una delle prime città italiane per turismo e saremo tra le più penalizzate dalla crisi economica generata dall’epidemia. A noi servono interventi strutturali, per far ripartire le attività e incentivare nuovamente il volano del turismo”.
Partito Democratico: “Bene il fondo per l’emergenza alimentare: l’amministrazione convochi la commissione per definire le modalità con cui raggiungere le famiglie bisognose. A questo proposito auspichiamo che l’amministrazione comunale renda finalmente operative le procedure telematiche che permettono agli organi collegiali del Comune di tornare a riunirsi, e che venga immediatamente convocata la Commissione consiliare Quinta (Politiche Sociali) per fare il punto della situazione dell’emergenza alimentare a Verona con l’aiuto degli uffici comunali, delle associazioni del terzo settore e delle assistenti sociali. Il prossimo passo che si attende dal governo riguarda le nuove misure di accompagnamento e sostegno al reddito per il lavoro autonomo, i professionisti e le partite Iva, ovvero tutto il mondo dei soggetti economici privi di ammortizzatori sociali che è stato costretto a sospendere o rallentare notevolmente l’attività lavorativa a seguito dell’emergenza”.













