Il Cda di Cattolica, riunitosi anche ieri, nega (per rispondere alla Consob) che ci sia in atto un’ipotesi di concertazione con i soci dissidenti, in merito alla proposta di riforma dei vertici formulata dall’avvocato Mario Cera e approvata dal Cda di fine settimana scorsa. Le soluzioni formulate da Cera dovranno essere approvate dall’assemblea che si svolgerà appena sarà possibile. Quanto deciso dal Cda è stato elaborato in assoluta autonomia, senza alcun concerto diretto o indiretto con il gruppetto di soci dissenzienti. Questi ultimi: Brioschi, Cagliero, Lovati Cottini e Frascino avevano chiesto un’assemblea per rivedere la governance con una serie di regole di buon governo, in contrapposizione diretta, possiamo scrivere frontale, con il presidente in carica Paolo Bedoni. Quanto deciso dal Consiglio di Amministrazione invece è differente e divergente in quanto a ratio e contenuti. Probabilmente la Consob potrebbe aver chiesto chiarimenti dopo alcune dichiarazioni di alcuni dei dissenzienti che buttavano molta acqua sul fuoco.

Alberto Minali 
Giuseppe Lovati Cottini 
Carlo Fratta Pasini
Da tutto questo prende le distanze l’ex A.d. Alberto Minali, tutt’ora “in odore” di un possibile passaggio a Montepaschi. Minali è stato l’unico membro del Cda a votare contro il progetto di riforma. Però, precisa l’ex l’A.d., non condivide neppure la posizione assunta da Luigi Frassino. Insomma Minali ha deciso di tirarsene furori e di mantenere, ora, un’equa lontananza da entrambi gli schieramenti. Intanto il Consiglio d’Amministrazione di Cattolica si è riservato ogni decisione circa le formalità e le modalità di presentazione e di votazione in assemblea al momento della convocazione della stessa, quando la situazione socio-sanitaria lo consentirà, e quindi in sede di formulazione dell’ordine del giorno con la relativa proposta. Fermo il rispetto della legge e del diritto dei cinque soci predetti a sottoporre la loro proposta in assemblea come formulata. In parole povere un Cda fortemente compatto, ad eccezione di Minali, segue e sostiene il suo presidente Paolo Bedoni. Intanto al Banco Bpm si registra l’addio silenzioso, in un pessimo momento, di Carlo Fratta Pasini. Rimasto alla guida dell’istituto di credito per vent’anni. Il destino vuole che la sua uscita avvenga contemporaneamente alla morte di Mario Pasti, grande azionista e Vice Presidente della Banca Popolare di Verona che lo volle fortissimamente alla presidenza dell’istituto.

















