Le notizie degli ultimi giorni non sono tutte incoraggianti: il prezzo del cibo continua a salire, la guerra in Ucraina va avanti, l’intelligenza artificiale potrebbe uccidere miliardi di persone, il cambiamento climatico fa sentire i suoi effetti nefasti, il prezzo dell’energia e del petrolio rimane alto, la Nazionale di calcio non entusiasma, e così via.
Il tutto fa pensare ad un quadro fosco, ad un futuro sempre più cupo, e questo fa si che si dimentichi che, per quanti problemi ci possano essere l’Italia rimane uno dei più importanti paesi al mondo.
Milioni di turisti vengono in Italia, miliardi di turisti sognano di venirci, l’economia Italiana rimane fra le maggiori economie al mondo. In questa particolare classifica l’Italia si trova all’ottavo posto dietro a USA, Cina, Germania, Giappone, Regno Unito, India e Francia e davanti a Russia e Brasile.
Non solo, nonostante le frequenti lamentele sul fatto che in Italia vada tutto male – non a caso un volumetto di Gramsci s’intitola Piove, governo ladro – le cose non vanno affatto così male e vanno anzi molto meglio di quanto si creda e comunque meglio che in altri paesi.
La prova di quanto si va dicendo qui può essere trovata nei dati relativi all’assistenza internazionale allo sviluppo. In questa particolare classifica l’Italia si trova al nono posto, davanti agli Stati Uniti e di poco dietro al Canada. Ma la cosa più importante è che in un mondo in cui gli aiuti per lo sviluppo sono in calo – fra il 2024 e il 2025 a livello mondiale l’ammontare degli aiuti internazionali si è ridotto di circa 50 miliardi di dollari statunitensi – l’Italia è l’unico paese, con la Svezia, ad incrementare seppur in misura limitati gli aiuti erogati.
Il dato conferma non solo che l’Italia continua a fare il suo ruolo nell’ordine mondiale, che mantenga gli impegni presi, che non tagli gli aiuti, ma anche che ha le risorse per potersi permettere di farlo. I paesi che hanno tagliato gli aiuti lo hanno fatto o per motivi ideologici -non vogliono più spendere soldi per promuovere lo sviluppo socio-economico dei paesi in via di sviluppo, non vogliono più contribuire al mantenimento dell’ordine globale, non vogliono più sostenere il multilateralismo – o per motivi di bilancio — cosa che appunto conferma che, contrariamente a quanto si crede, l’Italia gode di una stabilità di cui non godono altri paesi.
E questo, francamente, non è poco.
Riccardo Pelizzo
Professore e Dean, Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University

















