Il prezzo del cibo continua a salire. Nel bollettino del FAO di Settembre il prezzo del cibo complessivamente è salito dell’1,9 per cento. La crescita è dovuta ad un incremento contenuto del prezzo di oli vegetali (+0,6%) e carne (+1,0%), ad un incremento più considerevole del prezzo di cereali (+2,2%) e latticini (+2,3%) e ad un incremento enorme (+11,9%) del prezzo dello zucchero.
L’andamento al rialzo dei prezzi è il risultato di vari fattori, che vanno dal costo crescente del carburante al cambiamento climatico al fatto che l’India abbia aumentato la domanda per lo zucchero.
Quali siano le soluzioni è abbastanza chiaro: si deve contrastare il cambiamento climatico, si deve o dovrebbe ridurre il costo del carburante, si dovrebbero promuovere i commerci internazionali che guerre e sanzioni hanno in parte compromesso.
Molto meno chiaro è come questi problemi possano essere affrontati e risolti. Certo è che i governi, sia dei paesi in via di svilupppo che dei paesi economicamente più avanzati, si dovrebbero cominciare a preoccupare dell’andamento dei prezzi degli alimentari.
Il prezzo del cibo è stimato dal FAO Food Price Index in 133,3 punti. Molto meno dei 144,5 punti registrati nel 2022. Ma si tratta, 2022 a parte, del valore più alto dal 2009. Solo nel 2011 e nel 2022 il Food Price Index è stato superiore ai 130 punti. Quest’anno i 130 punti sono stati superati a Aprile, Maggio, Giugno, Luglio e Agosto.
Mentre i prezzi salgono, i salari rimangono per lo più immutati, il potere d’acquisto si riduce.
Cosa più importante, con i prezzi che salgono, il malcontento cresce – che, a sua volta, può eventualmente sfociare o in un basso tasso di partecipazione elettorale o in un voto di protesta.
Riccardo Pelizzo
Professore e Dean, Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University

















