Emergono nuovi particolari sull’arresto di Pier Paolo Spinazzè, conosciuto come Cibo, lo street artist veronese diventato famoso ben oltre i confini della provincia per i suoi murales.
Dopo la notizia dell’arresto raccontata ieri dal Mattino di Verona, il quadro dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Verona assume contorni molto più definiti. Non si sarebbe trattato, infatti, di una scoperta casuale o di un controllo improvviso: alle spalle dell’intervento ci sono mesi di osservazioni e accertamenti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Verona.

Tutto sarebbe cominciato dal cielo. Gli elicotteri della Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Venezia, durante alcuni sorvoli, avrebbero individuato in un’area boschiva demaniale di San Giovanni Lupatoto due piantagioni di cannabis nascoste nella vegetazione.

Da lì è partita l’attività investigativa.
Secondo quanto reso noto, apparati di videoripresa e dispositivi di localizzazione satellitare avrebbero consentito alle Fiamme Gialle di documentare ripetuti accessi all’area e le modalità di gestione delle coltivazioni.
E l’organizzazione scoperta nel bosco appare tutt’altro che rudimentale.
Le due piantagioni occupavano complessivamente circa 200 metri quadrati ed erano dotate di un impianto centralizzato di irrigazione, alimentato attraverso fusti destinati alla raccolta dell’acqua.
Ma c’era anche un sistema di sorveglianza.
Nella vegetazione erano state nascoste fototrappole attraverso le quali sarebbe stato possibile controllare a distanza chi si avvicinava alle coltivazioni e accorgersi così dell’eventuale arrivo di estranei o delle forze dell’ordine.
Il sistema, però, non è bastato.
I Finanzieri sono riusciti a intervenire mentre Spinazzè e un’altra persona si trovavano sul posto. I due sono stati arrestati in flagranza.
Il bilancio del sequestro è significativo: una ventina di piante, alcune alte fino a due metri, per un peso lordo complessivo superiore ai 60 chilogrammi. Le analisi dovranno ora stabilire la percentuale di principio attivo e, conseguentemente, quante dosi avrebbero potuto essere ricavate dalla coltivazione e quale avrebbe potuto essere il valore della produzione sul mercato illecito.
Le successive perquisizioni domiciliari hanno inoltre portato al ritrovamento di altre tre piante di cannabis nell’abitazione di uno degli arrestati e di circa 53 grammi di marijuana nell’abitazione dell’altro. Le Fiamme Gialle stanno proseguendo le ricognizioni della zona boschiva per verificare l’eventuale presenza di ulteriori coltivazioni.
I due sono indagati per l’ipotesi di coltivazione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, prevista dall’articolo 73 del D.P.R. 309/1990.
Ma accanto alla vicenda giudiziaria si sta inevitabilmente aprendo anche un caso politico.
Perché Cibo, negli ultimi anni, non è stato soltanto uno street artist. È diventato un personaggio pubblico, spesso al centro di contrapposizioni politiche molto nette.
Soltanto poche settimane fa era scoppiata una polemica sulla proposta del Partito Democratico di assegnargli la medaglia d’oro di San Giovanni Lupatoto. Il consigliere regionale della Lega Filippo Rigo aveva contestato pubblicamente e con parole durissime l’iniziativa.
E appena un mese fa, il 28 agosto, Cibo era stato protagonista anche di un’iniziativa culturale a Palazzo Forti, nel cuore di Verona.
Nell’ambito di “Serate Forti”, progetto promosso dal Comune di Verona attraverso l’Assessorato alla Cultura, i Musei Civici e la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti insieme a Fondazione Cariverona, Pier Paolo Spinazzè era stato invitato dall’assessore Jacopo Buffolo a un incontro.
Ora inevitabilmente si attendono le reazioni di tutto il mondo politico veronese: tanto di chi in questi anni ha criticato duramente Cibo quanto di chi ne ha sostenuto e valorizzato pubblicamente l’attività.

















