Il Mattino di Verona aveva già raccontato ciò che si nascondeva dietro l’immagine, accuratamente costruita negli anni, del writer impegnato a cancellare simboli estremisti dai muri. Oggi su Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, arriva una notizia ben più pesante: è stato arrestato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine per droga.
Secondo le prime informazioni disponibili, i finanzieri si sono presentati nel primo pomeriggio di oggi, martedì 29 settembre, nella sua abitazione di San Giovanni Lupatoto. A Spinazzè, tratto in manette, viene contestata, tra l’altro, la coltivazione di cannabis. Dovrà comparire davanti al giudice per la convalida dell’arresto.
Le responsabilità penali, naturalmente, saranno stabilite dalla magistratura e Spinazzè deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva. Ma sul piano pubblico la notizia assume un peso particolare proprio per il personaggio che Cibo ha rappresentato in questi anni.
E soprattutto per quello che il Mattino di Verona aveva già portato alla luce.
Solo poche settimane fa avevamo ricostruito la vicenda della presunta aggressione subita dal writer a Ferragosto, sottolineando come dinamica, responsabilità e soprattutto movente politico dovessero ancora essere accertati, nonostante una parte della politica avesse immediatamente trasformato l’episodio in un caso di violenza neofascista. Spinazzè aveva invece presentato pubblicamente l’accaduto come un attacco collegato alla propria attività contro svastiche e simboli dell’estrema destra. Anche altre testate avevano riportato questa sua ricostruzione.
Poi il Mattino di Verona aveva cominciato a raccontare l’altra faccia di Cibo.
Avevamo pubblicato un approfondimento su una serie di screenshot di post Facebook attribuiti a Spinazzè, nei quali comparivano contenuti e affermazioni pesantissime: riferimenti sessisti, espressioni contro personaggi politici, frasi su Shoah e Israele, insulti e altri messaggi difficilmente conciliabili con l’immagine pubblica costruita attorno al writer simbolo della lotta all’odio.
Non solo.
Il nostro giornale aveva ricordato anche una precedente vicenda risalente al 2018, con una denuncia per ingiurie, minacce e denigrazione e una successiva lettera di scuse, oltre alle polemiche sorte attorno ai suoi murales e alla questione della tassa pubblicitaria.
Un quadro che avevamo scelto di raccontare proprio perché attorno a Cibo sembrava essersi consolidata negli anni una narrazione quasi unidirezionale: quella dell’artista civico che copre le svastiche con fragole, formaggi e altri alimenti e combatte l’odio a colpi di bomboletta.
Oggi quella narrazione subisce un altro, pesantissimo contraccolpo.
L’arresto per una vicenda di droga non dimostra, da solo, le accuse che gli vengono contestate. Ma rende ancora più evidente quanto fosse necessario guardare oltre il personaggio pubblico e raccontarne anche le contraddizioni.
Il punto, infatti, non è mettere sotto processo la “street art” di Cibo. E nemmeno stabilire oggi ciò che dovrà stabilire un giudice.
Il punto è che chi sceglie di costruire la propria notorietà anche attraverso battaglie pubbliche, messaggi civili e prese di posizione morali deve accettare che la stessa attenzione venga riservata ai propri comportamenti e alle proprie contraddizioni.
Ora la parola passa alla magistratura.
Entro le prossime ore Pier Paolo Spinazzè comparirà davanti al giudice per la convalida dell’arresto. Solo allora potranno emergere elementi più precisi sulla coltivazione di cannabis contestata, sugli altri reati indicati nell’indagine e sull’effettiva portata dell’operazione della Guardia di Finanza.
Il Mattino di Verona, che nelle scorse settimane aveva scelto di raccontare anche ciò che stava dietro l’icona di Cibo, continuerà a seguire la vicenda. Senza santificazioni. E senza condanne anticipate.

















