Cucina, fattorie, relazioni e autonomia. A Verona il progetto “L’agricoltura che cura”, nato dalla collaborazione tra l’Ospedale Santa Giuliana e Coldiretti Verona, compie tre anni e presenta un bilancio significativo: 83 ragazzi coinvolti, 170 incontri e 678 presenze tra ottobre 2023 e marzo 2026.
L’iniziativa, che sarà sostenuta da Fondazione Cattolica, si rivolge a giovani tra i 13 e i 20 anni seguiti dai servizi CAF, Neuropsichiatria e Comunità-Reparto dell’ospedale. I laboratori di cucina non sono stati soltanto momenti pratici: hanno offerto ai partecipanti uno spazio protetto per imparare a organizzarsi, collaborare, assumere responsabilità e costruire relazioni.
Degli 83 giovani coinvolti, 27 provenivano dal CAF, 23 dalla Neuropsichiatria e 33 dalla Comunità-Reparto. Dalla gestione degli ingredienti alla preparazione delle ricette, fino al riordino e alla condivisione del pasto, ogni incontro ha trasformato la cucina in una piccola palestra di vita quotidiana.
I referenti dell’ospedale, Michele Marconi e Franca Perlato, hanno evidenziato miglioramenti nelle autonomie personali, nella collaborazione tra pari, nella partecipazione e nella capacità di organizzare attività concrete. Accanto ai fornelli, il progetto ha portato i ragazzi nelle aziende agricole veronesi, dove il contatto con animali, natura e nuovi contesti ha favorito inclusione e socializzazione.
Hanno aderito sette realtà del territorio: Melotti di Isola della Scala, Il Melo di Palù, Pescami di Bussolengo, Il Campetto di Colà di Lazise, Fattoria Leso di Ca’ di David, Fondo Prognoi e I Mussetti di Montorio.
Durante il convegno coordinato da Michele Orlando, direttore dell’Unità operativa di Riabilitazione e Psicologia del Santa Giuliana, Amedeo Bezzetto, responsabile dell’Area Riabilitativa Adolescenti e CAF, ha richiamato l’aumento delle fragilità tra i più giovani.
“Il panorama che oggi abbiamo davanti vede un crescendo di segnalazioni di giovani che stanno vivendo una fragilità. Parliamo di accessi al pronto soccorso e di certificazioni scolastiche in crescendo. Questa attività di cui abbiamo parlato al convegno è una delle tante che l’ospedale Santa Giuliana e il Centro Adolescenti e Famiglie organizza per aiutare queste persone a ritrovare benessere e salute.”
Il progetto si inserisce nel quadro dell’agricoltura sociale, disciplinata in Veneto dalla legge regionale n. 14 del 2013. Jacopo Testoni, della Regione del Veneto, ha ricordato che l’elenco regionale delle fattorie sociali conta oggi 41 imprese capaci di coniugare attività agricola, inclusione lavorativa e servizi per le fasce più fragili.
“La Legge regionale risulta quindi un importante strumento per ridefinire il welfare locale, mettendo al centro le persone e la terra per offrire risposte concrete e sostenibili ai bisogni delle fasce più deboli”.
Anche la corretta alimentazione e la prevenzione hanno avuto spazio nell’incontro. Sara Ferrari, medico del SIAN dell’Aulss 9 Scaligera, ha sottolineato come l’educazione alimentare sia decisiva per contrastare l’aumento del sovrappeso e delle malattie croniche.
Per lo chef Giacomo Sacchetto, il valore della cucina va oltre la tecnica.
“La cucina è uno luogo straordinario perché, prima ancora di insegnare a preparare un piatto, insegna a stare insieme. Il cibo crea connessioni profonde, invita alla condivisione e può diventare uno strumento concreto per costruire autonomia e fiducia.”
Nelle conclusioni, il direttore di Coldiretti Verona, Massimo Albano, ha ribadito il ruolo sociale delle imprese agricole.
“Le nostre aziende agricole sono luoghi di lavoro, ma anche comunità, relazioni, conoscenza del territorio e della natura. Aprire una fattoria a un ragazzo significa permettergli di entrare in un ambiente vero, fatto di persone, responsabilità, stagioni e tempi che non possono essere accelerati.”

















