Nei primi otto mesi del 2026 Verona ha prodotto 5.400 tonnellate in meno di rifiuto urbano residuo, il cosiddetto secco non riciclabile destinato allo smaltimento. Il calo è del 16% rispetto allo stesso periodo del 2025: dalle 38.500 tonnellate dello scorso anno si è scesi a poco più di 33mila.
Il dato, elaborato attraverso l’O.R.So. – Osservatorio Rifiuti Sovraregionale, è accompagnato da un secondo elemento rilevante: la quantità complessiva dei rifiuti prodotta in città è diminuita di circa 4mila tonnellate, passando da oltre 87mila a 83mila tonnellate, con una riduzione del 5%.
Secondo AMIA Verona, il risultato è legato soprattutto all’estensione del nuovo sistema di raccolta differenziata combinata, ormai attivo in più della metà della città. Il modello prevede cassonetti a accesso controllato per secco e umido e raccolta porta a porta per carta e plastica-alluminio.
L’effetto più evidente sarebbe il freno alla cosiddetta migrazione dei rifiuti, cioè il conferimento a Verona di sacchi provenienti da altri Comuni, dove sono già attivi sistemi più restrittivi. Un fenomeno che, oltre a pesare sull’ambiente, ha ricadute dirette sui costi sostenuti dalla collettività per lo smaltimento.
“I numeri evidenziano una netta diminuzione del rifiuto indifferenziato che solo in parte contribuisce all’aumento della raccolta differenziata. Ricordiamo infatti che percentuale è arrivata quest’anno a superare il 60per cento dopo oltre un decennio in cui era stata sostanzialmente ferma al 53per cento”, analizza il presidente di AMIA Roberto Bechis. “Sono già state perse 4mila tonnellate di rifiuto, per lo più indifferenziato, che la città ogni anno si è trovata in buona parte a dover pagare. Oltre a una probabile influenza della crisi economica, la diminuzione soprattutto è dovuta al crollo della migrazione dei rifiuti grazie all’estensione a oltre metà della città del nuovo sistema di raccolta”.
Gli ispettori ambientali di AMIA avevano già intercettato il problema nei primi mesi di attività: circa il 20% delle sanzioni elevate riguarda infatti conferimenti effettuati da persone provenienti da altri Comuni.
“Si tratta, tra l’altro, di un fenomeno che era già stato parzialmente intercettato dagli Ispettori Ambientali di AMIA Verona, nel primo periodo di attività: circa il 20per cento delle sanzioni comminate riguarda infatti proprio il conferimento nel Comune capoluogo da parte di persone provenienti da altro Comune”, aggiunge il dirigente AMIA Verona Luca Mariotto.
La riduzione del secco residuo contribuisce anche a far salire la percentuale di raccolta differenziata, che ha superato il 60%. Il prossimo traguardo indicato da AMIA è il 65%, soglia utile anche per evitare la sovrattassa regionale applicata ai Comuni che non raggiungono i parametri minimi.
“La netta diminuzione del rifiuto indifferenziato è un’ottima notizia anche in termini di calcolo della percentuale di differenziata cittadina. L’obiettivo, anche per smettere di pagare la sovratassa imposta dalla Regione per i territori che non hanno ancora raggiunto i parametri minimi, è di raggiungere il 65per cento il prima possibile”, conclude il direttore di AMIA Verona Ennio Cozzolotto.

















