Nove interventi urologici in diretta, quattro robot impiegati nelle sale operatorie e un pubblico di specialisti arrivati da tutto il mondo. L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar è stato tra i protagonisti del 23° congresso ERUS26, la sezione robotica della Società europea di urologia, organizzato nei giorni scorsi a Padova.
Nel corso della tre giorni, dal 9 all’11 settembre, sono stati trasmessi in diretta 54 interventi da sale operatorie italiane e internazionali. Ben nove sono stati eseguiti a Negrar: il numero più alto fra le sedi coinvolte.
“Il “Sacro Cuore Don Calabria” è stato scelta dagli organizzatori del Congresso come sede per il numero maggiore di interventi in diretta, in quanto è uno dei pochi centri in Europa a disporre di una straordinaria dotazione tecnologica per la chirurgia robotica, composta da quattro robot impiegati tutti, con la loro specificità, durante il congresso europeo”, afferma Stefano Cavalleri, direttore dell’Urologia.
L’ospedale dispone dell’intera piattaforma da Vinci: il da Vinci Xi, attivo dal 2014, il single port a braccio singolo, il più recente da Vinci 5 e il robot Hugo Ras, acquisito nel 2024. Proprio con il da Vinci 5, Cavalleri ha eseguito in diretta un intervento di reimpianto ureterale per risolvere una stenosi che impediva il corretto deflusso dell’urina verso la vescica.
“Dallo scorso anno le chirurgie dell’Ospedale di Negrar, non solo quella urologica, possono utilizzare l’intera piattaforma da Vinci che comprende il da Vinci Xi, già presente dal 2014, il single port (ad un solo braccio) e il da Vinci 5 con il quale ho eseguito in diretta un intervento di reimpianto ureterale per la soluzione di una stenosi (restringimento) a livello ureterale, tale da impedire il deflusso di urina in vescica. Il quarto robot è Hugo Ras, acquisito nel 2024”.
Alla consolle si sono alternati, oltre al direttore dell’Urologia di Negrar, specialisti europei e statunitensi di riferimento. I casi trattati hanno riguardato tumori alla prostata e al rene, oltre a interventi per patologie benigne, come l’adenomectomia prostatica robotica.
La forza della chirurgia robotica, soprattutto in oncologia, è la possibilità di unire radicalità e precisione, con l’obiettivo di preservare quanto più possibile la qualità di vita del paziente.
“La chirurgia robotica trova la sua massima espressione in urologia – sottolinea il dottor Cavalleri – in quanto consente, per esempio, per quanto concerne il tumore della prostata, interventi radicali di asportazione della malattia salvaguardando le terminazioni nervose deputate alla continenza e alla funzione erettile. In particolare il robot Da Vinci 5 – prosegue – è dotato della tecnologia Force Feedback: un sistema di sensori posizionati vicino alle punte degli strumenti permette al chirurgo, che è seduto alla consolle, quindi lontano dal tavolo operatorio, di aver una percezione tattile dei tessuti tale da poter calibrare la forza di azione, come se il braccio robotico fosse un prolungamento del suo. Questo gli consente di procedere con una chirurgia dolce, più conservativa, che riduce il rischio di complicanze e la perdita di sangue, con esiti clinici migliori e tempi di degenza ridotti”.
I numeri fotografano il peso dell’attività dell’Urologia dell’IRCCS di Negrar: nel 2025 sono stati eseguiti complessivamente 5mila interventi. Di questi, 418 hanno riguardato i principali tumori di prostata, rene e vescica; nel 75% dei casi è stata utilizzata la chirurgia robotica.

















