La vicenda del centro di preghiera islamica in via Monti 9 torna al centro del dibattito politico cittadino. La Lega rivendica l’esito degli accertamenti comunali e sostiene che gli affittuari abbiano lasciato l’immobile dopo che il locale, autorizzato come negozio, era stato utilizzato per attività di preghiera.
A intervenire sono Nicolò Zavarise, consigliere comunale della Lega, Tommaso Savoia, consigliere della Settima Circoscrizione, e Paolo Borchia, segretario provinciale della Lega di Verona e capodelegazione del partito al Parlamento europeo.
“Da mesi avevamo segnalato la presenza di una moschea abusiva in via Monti 9 e in quell’immobile il locale autorizzato come negozio veniva utilizzato come centro di preghiera islamica. E la stessa relazione dei tecnici comunali usciti su nostra insistenza definisce quell’utilizzo difforme dalla destinazione d’uso assentita”, dichiarano i tre esponenti.
Il punto giuridico e amministrativo riguarda dunque la compatibilità tra l’utilizzo effettivo dei locali e la destinazione urbanistico-edilizia autorizzata. Secondo la ricostruzione della Lega, il sopralluogo del Controllo edilizio comunale avrebbe rilevato la difformità, mentre lo sfratto degli affittuari avrebbe determinato la chiusura dell’esperienza nel locale di via Monti.
“Con il sopralluogo del Controllo Edilizio Comunale, i tecnici hanno accertato che l’ambiente indicato come ‘negozio’ era utilizzato come moschea e che questo utilizzo non corrispondeva alla destinazione d’uso assentita”, aggiungono.
Zavarise attacca l’amministrazione di centrosinistra, accusandola di aver minimizzato la questione dietro la definizione di centro culturale. “A Verona le regole devono valere per tutti, senza zone franche né corsie preferenziali”, afferma il consigliere comunale, ribadendo la contrarietà del partito all’apertura di moschee in città fuori dal rispetto delle procedure e delle autorizzazioni previste.
Sulla stessa linea Savoia, che attribuisce agli accertamenti chiesti dalla Lega il chiarimento della vicenda. “La relazione comunale ha certificato che il negozio veniva utilizzato come moschea e oggi, con lo sfratto degli affittuari, si ristabilisce finalmente una situazione di maggiore correttezza e rispetto delle regole”, sostiene.
Per l’eurodeputato Borchia, il confronto non riguarda il diritto individuale alla fede, ma l’applicazione delle norme sugli immobili e sui luoghi aperti al pubblico. “La libertà religiosa non può diventare un alibi per evitare di applicare la normativa. Il diritto di pregare non significa poter trasformare qualsiasi immobile in un luogo di culto”, dichiara l’europarlamentare.
Nel mirino della Lega finiscono anche Traguardi e gli esponenti della maggioranza che in passato avevano contestato la lettura del caso proposta dal centrodestra. “Oggi i fatti hanno accertato che la nostra ‘denuncia’ era fondata”, concludono Zavarise, Savoia e Borchia.
La vicenda resta un banco di prova delicato per la città: la libertà di culto, tutelata dall’ordinamento, deve convivere con il rispetto delle regole urbanistiche, edilizie e amministrative richieste per qualsiasi attività svolta in un immobile.


















