Il tema del fine vita torna al centro del confronto in Consiglio regionale del Veneto, ma prima ancora del merito politico si apre uno scontro sulle procedure. Il consigliere regionale di Futuro Nazionale, Stefano Valdegamberi, annuncia infatti la richiesta formale di rinvio in Commissione del provvedimento arrivato oggi in Aula.
Secondo Valdegamberi, il testo e gli emendamenti non sarebbero stati sottoposti al necessario vaglio delle Commissioni consiliari. Una criticità che, a suo giudizio, impone di fermare l’iter e verificare la piena regolarità del percorso legislativo.
«Oggi– annuncia Valdegamberi – chiederò formalmente il rinvio del provvedimento in Commissione, alla luce delle criticità riscontrate nel suo iter e sulla base delle argomentazioni contenute nel parere pro veritate predisposto da un gruppo di autorevoli giuristi italiani, esperti di diritto pubblico e costituzionale, che supporta la questione di legittimità che intendo sollevare in Aula».
Il parere richiamato dal consigliere è stato elaborato con il contributo di giuristi ed esperti di diritto pubblico e costituzionale, tra i quali Danilo Castellano, Sergio De Nicola, Rudi Di Marco, Nicola Pettinari, Augusto Sinagra, Daniele Trabucco e Aldo Rocco Vitale.
Per Valdegamberi la questione non può essere liquidata come una disputa tecnica. Il percorso che porta una proposta di legge in Aula, soprattutto su un tema tanto sensibile, deve rispettare integralmente garanzie, competenze e passaggi previsti dall’ordinamento.
«Su una materia così delicata – prosegue Valdegamberi – non possiamo permetterci scorciatoie procedurali né forzature istituzionali. Prima ancora di entrare nel merito politico e ideologico della questione, occorre verificare che il provvedimento sia stato portato in Aula attraverso un iter pienamente conforme alle regole».
Nel mirino del consigliere c’è l’inserimento all’ordine del giorno di un provvedimento che, secondo la sua ricostruzione, non avrebbe compiuto il passaggio in Commissione insieme ai relativi emendamenti.
«La forzatura nell’inserire all’ordine del giorno un provvedimento che non è passato, insieme ai suoi emendamenti, al vaglio delle Commissioni – afferma Valdegamberi – è, a mio giudizio, un ennesimo atto di arroganza da parte della Presidenza del Consiglio regionale, che sembra aver scambiato una legge di particolare rilevanza per un manifesto ideologico personale».
Valdegamberi contesta inoltre l’idea che un’intesa tra il presidente della Regione Alberto Stefani e il capogruppo Giovanni Manildo possa, da sola, superare eventuali rilievi formali.
«E voglio dirlo con chiarezza – aggiunge Valdegamberi –: non basta un accordo politico tra il presidente Alberto Stefani e il capogruppo Giovanni Manildo per rendere regolare l’iter di un provvedimento. Un’intesa politica, per quanto legittima sul piano politico, non può sostituire le procedure previste dall’ordinamento, né può sanare automaticamente eventuali vizi dell’iter legislativo».
«Le leggi non diventano regolari perché una maggioranza politica trova un accordo. Le leggi si approvano nel rispetto delle regole, delle procedure e delle prerogative delle istituzioni. Non si può confondere l’accordo politico con la legalità istituzionale».
La richiesta di rinvio apre dunque un nodo destinato a pesare sul dibattito di oggi: non soltanto il contenuto della disciplina sul fine vita, ma anche la tenuta istituzionale del suo iter.
«Il Consiglio regionale – continua Valdegamberi – non è il luogo nel quale le regole possono essere piegate alle esigenze della maggioranza o alle convenienze del momento. Non possiamo trasformare una legge sul fine vita in un manifesto propagandistico o ideologico. Una materia così delicata richiede serietà, approfondimento e rispetto delle istituzioni».


















