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Lessinia d’Oro a “Goodbye sisters”: il Nepal conquista Bosco Chiesanuova

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Alexander Murphy conquista la Lessinia d’Oro con Goodbye sisters, il film franco-nepalese che ha vinto la 32ª edizione del Film Festival della Lessinia. Sul palco del Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova, la rassegna internazionale dedicata alle culture di montagna ha premiato opere capaci di attraversare confini, comunità e questioni ambientali senza perdere il legame con le storie umane.

Il film di Murphy, ambientato a oltre cinquemila metri sulle montagne del Nepal occidentale, segue Jamuna e le sue sorelle durante un viaggio che assume il peso di un commiato familiare. Al centro c’è la raccolta dello yarsagumba, parassita metà fungo e metà insetto ricercato per il suo valore commerciale, ma soprattutto la scelta tra il restare nel villaggio e costruire altrove il proprio futuro.

La giuria internazionale ha assegnato il massimo riconoscimento sottolineando l’autenticità del racconto e la forza delle immagini: “Con immagini bellissime e indimenticabili che rimangono impresse a lungo, anche dopo la fine del film, questa è un’opera che ci invita a fare un passo indietro, a fare un respiro profondo e a vivere il momento. Attraverso le vite delle sue protagoniste, il film apre una finestra su una società e uno stile di vita raramente rappresentati sullo schermo. A 5.000 metri sul livello del mare, il paesaggio non è solo uno sfondo, ma parte integrante della loro realtà, che plasma le loro vite, le loro scelte e i legami che le uniscono. Al centro della storia c’è un racconto profondamente commovente sulla femminilità, sull’amore incondizionato tra sorelle e sulla straordinaria resilienza di una famiglia”.

La Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio è andata a Raději zešílet v divočině, opera del documentarista slovacco Miro Remo. Un ritratto fuori dagli schemi di due gemelli che vivono in una fattoria isolata nella Selva Boema, sospesi tra anarchia quotidiana, libertà e solitudine.

Per il miglior cortometraggio ha vinto Inherited silence della regista georgiana Mariam Bakacho Khatchvani. Il film racconta il ritorno di una giovane donna nel proprio villaggio montano e la sua ribellione contro un destino di violenza e subordinazione imposto dalle tradizioni.

Il Premio della Giuria è stato attribuito a La voix du troupeau dei registi Matthias Joulaud e Lucien Roux, dedicato a Didier, allevatore sordomuto dell’Alvernia che ha inventato una personale lingua dei segni e costruisce un rapporto speciale con gli animali affidati alle sue cure. Lo stesso film ha ottenuto anche il Premio al Futuro, riservato ai giovani registi.

Tra i riconoscimenti speciali spicca il Green Planet Movie Award assegnato a Frost uten snø og is del norvegese Asgeir Helgestad, che ha seguito per dieci anni una femmina di orso polare alle Svalbard, raccontando gli effetti dello scioglimento dei ghiacci sulla fauna artica. L’opera ha conquistato anche il Premio del pubblico.

Il Premio Montagne Italiane è andato ad Andrea Mura per Il primo suono, dedicato al percussionista sardo Giancarlo Murranca. Il Premio del Parco della Lessinia è stato invece assegnato a Anguane, voci dell’acqua di Giovanni Pellegrini, un viaggio tra Dolomiti, Prealpi e laguna veneta nel segno della tutela degli ecosistemi acquatici.

A Zweitland di Michael Kofler il premio della giuria dei detenuti della Casa circondariale di Verona, mentre il Premio dei bambini è andato ad América del regista peruviano Javier Arias-Stella.

Con 83 opere arrivate da 43 Paesi e 22 film in concorso, il Festival chiude un’altra edizione di alto profilo. La Lessinia si conferma un luogo capace di fare cinema guardando alle montagne, ma parlando con forza di libertà, cambiamento climatico, identità e futuro.



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