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MPS assalta Banco BPM senza premio: l’offerta che chiede molto e concede poco

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Non è una fusione tra pari, non è un progetto negoziato e, soprattutto, non riconosce alcun premio agli azionisti di Banco BPM. Il giudizio arrivato dal consiglio di amministrazione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna è netto e mette a nudo il punto più fragile dell’operazione lanciata da Monte dei Paschi di Siena.

L’Ops volontaria di MPS, formalizzata il 21 agosto, propone 1,567 nuove azioni MPS per ogni azione Banco BPM, per un valore implicito di 16,729 euro per azione e un controvalore complessivo di circa 25,3 miliardi di euro. Tutto sulla carta: nessuna componente in contanti, ma nuove azioni MPS emesse attraverso un aumento di capitale al servizio dell’offerta.

Il Banco osserva che la proposta è nata unilateralmente a Siena, senza un’intesa preventiva con Piazza Meda. “Il Consiglio di Amministrazione ha preso atto dell’Offerta, promossa su iniziativa di MPS senza essere stata previamente concordata con Banco BPM né da quest’ultima sollecitata”, chiarisce la nota.

Un dettaglio solo apparentemente formale. A giugno, infatti, era stato Banco BPM a mettere sul tavolo un’ipotesi di integrazione industriale: un’operazione costruita come fusione e aperta a un confronto sulle rispettive posizioni. La mossa di Luigi Lovaglio cambia invece radicalmente schema e rapporti di forza: MPS compra, Banco BPM viene comprata.

“L’Offerta, che per sua natura rappresenta un’operazione strutturalmente diversa da quella proposta da Banco BPM a MPS con la lettera del 7 giugno 2026 in quanto si configura come un’acquisizione, non una fusione tra le due banche, non presenta un premio per gli azionisti di Banco BPM”, sottolinea il board.

Ed è qui che l’operazione rischia di perdere credibilità. In una acquisizione, il premio è il corrispettivo normalmente riconosciuto a chi rinuncia all’autonomia della propria banca e accetta di trasferire il controllo. In questo caso i soci di Banco BPM dovrebbero invece consegnare le proprie azioni per ricevere titoli di nuova emissione MPS, assumendo il rischio di esecuzione di un’operazione complessa, senza un extra-valore immediato.

La proposta, inoltre, si innesta nella contemporanea offerta di MPS su Banca Generali. Un doppio cantiere da circa 34 miliardi che moltiplica le incognite industriali, regolamentari e di governance, proprio mentre Siena deve ancora metabolizzare la nuova configurazione seguita all’operazione su Mediobanca.

La questione non è dunque soltanto il rapporto di cambio. È il prezzo politico e finanziario chiesto a Banco BPM: un gruppo solido, con forte radicamento nei territori e una propria capacità di generare utili e dividendi, dovrebbe accettare di sciogliersi in una partita costruita altrove, senza premio e senza aver contribuito a disegnarne le condizioni, con il probabile smembramento della propria rete territoriale.

Il Consiglio di amministrazione di Banco BPM esaminerà ora l’offerta secondo la procedura prevista dalla normativa. Ma il primo messaggio è già chiarissimo: MPS ha acceso i riflettori sulla propria difesa da Intesa Sanpaolo, tentando una contromossa di sistema; per convincere gli azionisti del Banco, però, servirà molto più di una proposta di carta contro carta.



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