A Verona torna Affido Anziani, il progetto che punta a trasformare la vicinanza in uno strumento concreto contro l’isolamento delle persone più fragili. L’edizione 2026, presentata questa mattina, rafforza un modello che negli ultimi anni ha già dato risultati importanti: creare relazioni di prossimità tra cittadini disponibili e anziani autosufficienti che vivono condizioni di solitudine.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Verona insieme alla cooperativa Spazio Aperto e all’associazione SpazioLab ODV, è arrivata alla sua terza edizione e si inserisce in una visione precisa: costruire un welfare di comunità che non si limiti all’assistenza, ma che rimetta al centro il valore umano del tempo condiviso, dell’ascolto e della compagnia.
L’idea di fondo è semplice ma potente. Ci sono tanti anziani che non hanno bisogno di interventi sanitari complessi, ma che soffrono comunque una fragilità silenziosa fatta di giornate vuote, pochi contatti e relazioni che si assottigliano. In questo spazio si inserisce l’affido anziani, uno strumento previsto dalla normativa regionale, pensato come supporto leggero e flessibile, capace di attivare una presenza concreta nella vita quotidiana.
A spiegare il senso più profondo del progetto è l’assessora alle Politiche sociali e al Terzo settore Luisa Ceni, che sottolinea come “Il progetto Affido Anziani si inserisce in una visione più ampia di welfare di comunità: un modello che non si limita a rispondere ai bisogni assistenziali, ma promuove relazioni, partecipazione e responsabilità condivisa. Mettere in circolo il tempo, le competenze e la disponibilità dei cittadini significa costruire comunità più inclusive e solidali, capaci di prendersi cura delle persone più fragili e, allo stesso tempo, di valorizzare le risorse presenti nel territorio. In questo senso, l’Affido Anziani non è soltanto un servizio sociale, ma un’esperienza di comunità che restituisce valore alle relazioni e rafforza il senso di appartenenza al territorio”.
Il funzionamento del progetto segue un percorso strutturato. Quando emerge una situazione di fragilità, segnalata direttamente dall’anziano, dai familiari o dai Servizi sociali, parte la ricerca di un volontario affidatario. Dopo un colloquio conoscitivo e una valutazione delle attitudini, viene costruito il match più adatto tra affidatario e affidato. A seguire tutto il percorso ci sono i Servizi sociali e il Silver Manager, figura che accompagna e monitora la relazione.
I numeri del 2025 confermano che il progetto sta intercettando un bisogno reale. Nell’ultimo anno sono stati attivati 30 affidi, mentre la campagna promozionale ha generato 85 primi contatti da parte di cittadini interessati. Di questi, 52 hanno partecipato a un colloquio conoscitivo e 30 hanno poi dato la propria disponibilità concreta a diventare affidatari.
Non solo. Attorno al progetto si è acceso anche l’interesse di professionisti, associazioni e gruppi del territorio. Alcuni, ancora in attività o già in pensione, hanno chiesto informazioni per capire come replicare o sostenere questo modello nelle proprie reti. Anche associazioni locali e gruppi parrocchiali hanno guardato con attenzione a questa esperienza, considerandola uno strumento utile per rafforzare i legami di comunità.
Un altro dato significativo riguarda le richieste arrivate da chi potrebbe beneficiare del progetto. Sono stati infatti 12 i contatti tra autocandidature e segnalazioni di familiari o conoscenti di persone anziane interessate a entrare nel percorso come affidati. Un segnale chiaro: il bisogno di relazione, accompagnamento e presenza è sempre più forte.
Per il 2026 l’obiettivo è ora duplice: da un lato aumentare il numero degli affidi attivati sul territorio comunale, dall’altro consolidare il sistema di monitoraggio, formazione e accompagnamento dei volontari. Sono già previste nuove campagne informative, incontri pubblici e momenti formativi dedicati agli affidatari.
Tra le novità più rilevanti c’è il rafforzamento della collaborazione con i Centri di Comunità e con il mondo universitario, così da coinvolgere nuovi volontari e ampliare ancora di più la rete civica che sostiene il progetto.
Alla presentazione dell’edizione 2026 erano presenti anche Cristina Purgato per i progetti trasversali adulti e anziani della Direzione Servizi Sociali, Deina Centomo, responsabile del progetto per la cooperativa Spazio Aperto, Gaia De Maldè, volontaria affidataria, e Paola Bozzini, affidata.
In una città che invecchia e dove la solitudine rischia di diventare una delle emergenze sociali più silenziose, Affido Anziani prova a dare una risposta concreta: meno burocrazia, più legami.













