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Referendum Giustizia, Italia spaccata: Nord per il Sì, Sud decisivo per il No

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L’Italia esce profondamente divisa dal Referendum costituzionale sulla Giustizia 2026. Il dato nazionale parla chiaro: vince il No con il 53,73%, mentre il Sì si ferma al 46,27%, con un’affluenza complessiva record del 58,93%. Ma il risultato racconta molto più di una semplice vittoria: fotografa un Paese spaccato geograficamente e politicamente.

Nord contro Sud: due Italie opposte

La mappa del voto evidenzia una frattura netta.
Il Nord Italia si schiera in larga parte a favore della riforma, premiando il Sì in molte province, mentre il Centro-Sud respinge il testo, risultando decisivo per l’esito finale.

Una divisione che riflette sensibilità diverse: da un lato i territori più produttivi orientati a riforme strutturali della giustizia, dall’altro aree dove ha prevalso la prudenza – o la contrarietà – verso un cambiamento della Costituzione.

Veneto traina il Sì

In questo scenario, il Veneto emerge come una delle regioni più favorevoli alla riforma.

Con un’affluenza del 63,47%, superiore alla media nazionale, il Sì si attesta al 58,37%, contro il 41,63% dei No. Un dato netto, che conferma una tendenza già visibile nelle prime proiezioni: il Nord-Est si è dimostrato uno dei principali motori del consenso alla riforma.

Verona tra le province più favorevoli

Ancora più marcato il risultato nella Provincia di Verona, dove il Sì raggiunge il 62,05%, staccando nettamente il No fermo al 37,95%.

Anche qui l’affluenza è alta, al 63,99%, segnale di una partecipazione significativa e di un elettorato coinvolto su un tema percepito come centrale.

Verona si conferma quindi tra i territori più convintamente favorevoli alla riforma della giustizia, in linea con l’orientamento dell’intero Veneto ma con percentuali ancora più elevate.

Un risultato politico che pesa

Il verdetto delle urne apre ora una riflessione politica inevitabile.
Se da un lato il No ha prevalso a livello nazionale, dall’altro il forte sostegno del Nord – e in particolare del Veneto e di Verona – evidenzia una frattura territoriale che difficilmente potrà essere ignorata.

Il tema della riforma della giustizia resta quindi tutt’altro che chiuso: il referendum, più che archiviare il dibattito, lo rilancia con ancora maggiore forza.



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