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Energia e materie prime: rincari solo per petrolio e gas. A Verona bollette più care per 143 milioni

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Non c’è stato lo shock generalizzato che molti temevano. Dopo quindici giorni dall’inizio del conflitto in Iran, i mercati delle materie prime mostrano infatti una sorprendente stabilità. A salire davvero sono soltanto petrolio e gas, mentre molte altre commodities registrano addirittura lievi ribassi.

Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, il nickel è sceso del 2,2%, il rame del 2,3%, lo zinco del 2,7%, il piombo del 2,9% e lo stagno del 7,8%. Numeri che indicano una certa resilienza delle catene di approvvigionamento globali, nonostante le tensioni geopolitiche.

Il comparto energetico resta però il punto più sensibile. Nelle ultime due settimane il petrolio è aumentato del 42%, mentre il gas è salito del 59,4%. Un’impennata significativa che riflette la forte dipendenza dei mercati energetici dagli equilibri internazionali.


Non è lo shock del 2022

Il confronto con quanto accadde nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, è netto. Allora i mercati reagirono con un vero terremoto dei prezzi.

Nel giro di quindici giorni il nickel salì del 93,8%, il gas del 48%, mentre i cereali registrarono aumenti molto forti: granoturco +30,3% e frumento +29,2%. Anche il petrolio e l’alluminio subirono forti rialzi.

La ragione era chiara: Russia e Ucraina occupano un ruolo centrale nelle catene di approvvigionamento globali, soprattutto per energia, metalli e produzioni agricole. Il Medio Oriente, pur essendo un’area strategica, presenta dinamiche economiche differenti e almeno in questa fase genera pressioni più limitate sui mercati.

Naturalmente lo scenario resta incerto. Un eventuale allargamento del conflitto o il coinvolgimento diretto di grandi produttori energetici potrebbe cambiare rapidamente il quadro.


Bollette più care: oltre 751 milioni in Veneto

Il vero rischio per le famiglie riguarda soprattutto l’energia. Secondo le stime di Nomisma Energia, le famiglie italiane potrebbero subire un aumento medio delle bollette di circa 350 euro l’anno.

Applicando questo dato al Veneto, l’Ufficio studi della CGIA calcola un rincaro complessivo di circa 751,8 milioni di euro per le 2,1 milioni di famiglie venete.

Tra le province più colpite:

  • Padova: 143,7 milioni

  • Verona: 143 milioni

  • Venezia: 134,1 milioni

  • Treviso: 131,3 milioni

  • Vicenza: 130,4 milioni

Numeri che fotografano un impatto concreto sui bilanci domestici.


Carburanti in aumento: diesel +18,2%

L’effetto del rialzo energetico si è già fatto sentire alla pompa. Negli ultimi quindici giorni:

  • benzina +8,7%

  • diesel +18,2%

Un rincaro che pesa soprattutto su chi utilizza quotidianamente un mezzo di lavoro: autotrasportatori, taxisti, NCC, bus operator, pescatori e agricoltori.


Le possibili contromisure

Per contenere l’impatto del caro energia servono interventi su più fronti.

Nel breve periodo, la CGIA indica come priorità una riduzione della pressione fiscale su energia e carburanti: taglio temporaneo delle accise, riduzione dell’Iva sulle bollette e diminuzione degli oneri di sistema.

Nel medio periodo, invece, diventa strategica la diversificazione delle fonti energetiche. Investimenti più rapidi in energie rinnovabili, sistemi di stoccaggio e infrastrutture di rete potrebbero rendere il sistema energetico meno esposto agli shock internazionali.



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