La vittoria di Bologna aveva acceso una piccola scintilla. Ma al Bentegodi l’Hellas Verona torna subito a spegnerla nel modo peggiore: senza ritmo, senza idee e soprattutto senza quella fame che in questo momento servirebbe come l’aria. Contro il Genoa finisce 0-2, con i fischi finali a fotografare alla perfezione lo stato d’animo di uno stadio intero.
Per i gialloblù è la diciassettesima sconfitta in ventinove giornate, la nona in casa. Numeri pesanti, che raccontano molto più di quanto dicano le parole. La squadra di Paolo Sammarco, ancora alla guida ad interim, conferma il 3-5-2 con Montipò, Nelsson, Edmundsson, Valentini; Oyegoke, Akpa-Akpro, Gagliardini, Harroui, Frese; Orban e Bowie. Ma la risposta del campo è ancora una volta insufficiente.
L’inizio, almeno, aveva lasciato intravedere qualcosa. Dopo appena tre minuti il cross di Akpa-Akpro trova la traversa e Frese non riesce nel tap-in vincente. Un lampo, però, isolato. Da lì in avanti la partita si spegne quasi subito, si incarta, si trascina senza vere occasioni e senza un’identità chiara da parte veronese. Il primo tempo si chiude infatti sullo 0-0, ma con pochissime emozioni e con la sensazione che l’Hellas faccia enorme fatica a costruire gioco e pericolosità.
Nella ripresa i gialloblù provano a cambiare qualcosa con l’ingresso di Belghali per Oyegoke, poi con Suslov, Sarr e Mosquera. Ma il copione non cambia davvero. Il Genoa cresce, prende campo e colpisce al momento giusto. Al 16’ è Vitinha a rompere l’equilibrio: una conclusione da oltre venti metri, centrale ma beffarda, che sorprende Montipò e porta avanti i rossoblù.
Da lì in poi l’Hellas Verona si sfalda più mentalmente che tatticamente. La reazione è debole, poco convinta, quasi mai davvero pericolosa. L’unico tentativo degno di nota arriva sul colpo di testa di Valentini, che però finisce a lato. Troppo poco per rimettere in piedi una gara che pesa tantissimo.
Il colpo del definitivo ko arriva al 42’, quando su punizione dalla sinistra di Martin è Ostigard a svettare di testa su Edmundsson e a firmare lo 0-2. Game over. Gli ultimi minuti scorrono tra rassegnazione e delusione, mentre il triplice fischio finale accompagna i gialloblù negli spogliatoi tra i fischi del Bentegodi.
Il problema, oggi, non è solo la sconfitta. È il modo in cui è arrivata. Perché dopo il successo di Bologna serviva continuità, serviva un segnale vero, serviva una squadra capace di aggrapparsi al campionato con unghie e denti. Invece il Verona è sembrato tornare di colpo alla sua realtà più amara: fragile, confuso e incapace di dare seguito a un risultato che poteva riaccendere tutto.
Ora le speranze si assottigliano ancora. E il tempo, giornata dopo giornata, corre sempre più veloce.













