Qualche tempo fa ad alcuni documentaristi è stato chiesto di fare un documentario per dire quanto di buono avessero fatto le Nazioni Unite nel corso della loro storia sessantennale e che cosa ci si sarebbe dovuti aspettare dal futuro.
La preoccupazione dei documentaristi era che con l’intensificarsi dei conflitti già in atto o con lo scoppio di nuovi conflitti, il futuro del mondo potesse e/o possa essere a rischio.
I documentaristi allo stesso modo si chiedevano se la situazione attuale fosse ovvero sia simile a quella che portò allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, se Trump fosse un leader rivoluzionario e se il mondo avesse ancora bisogno del multilateralismo per affrontare e risolvere le sfide globali. Si chiedevano poi se il mondo attuale, con i suoi conflitti e le sue incertezze, fosse il mondo il più brutto dei mondi possibili.
Ora, senza dover essere un malthusiano, è evidente che il mondo attuale sia nel complesso il miglior mondo in cui l’umanità abbia avuto modo di vivere. La prova ci viene della crescita demografica. Agli inizi del 1800 la popolazione mondiale era di circa un miliardo di esseri umani, agli inizi del 1900 la popolazione mondiale era cresciuta a circa un miliardo e seicento milioni di persone, dagli inizi del Novecento a oggi, in poco più di 100 anni, la popolazione mondiale si è quintuplicata. Oggi ci sono circa 8 miliardi e 300 milioni di esseri umani.
Perché? Per tre motivi fondamentali: i progressi nel campo medico, una maggiore (attenzione all’) igiene e una migliore alimentazione. Ciascuno di questi fattori è il risultato del progresso scientifico che, come ha sempre nel corso della storia, ha migliorato la qualità della vita degli esseri umani.
E se una guerra mondiale compromettesse tutto e ci portasse all’estinzione? Sarebbe la prova che David Bowie aveva ragione a dire (in Oh you pretty thing) che Homo Sapiens have outgrown their use. Ma si tratta di uno scenario piuttosto implausibile, perché per quanto scadente e impreparata o avventata sia la leadership mondiale, non lo è al punto di ignorare che dalla distruzione totale non si salva nessuno-nemmeno lei.
Riccardo Pelizzo
Professore e Acting Dean della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University













