Sette progetti selezionati, quasi 2 milioni di euro di finanziamenti e un segnale forte: l’Università di Verona si consolida tra i poli italiani più competitivi nella ricerca europea.
L’ateneo scaligero centra un risultato record nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Fellowships, il principale programma di Horizon Europe dedicato alla formazione post-dottorato. La Commissione europea ha finanziato sette progetti per un totale di oltre 1 milione e 986 mila euro.
Un traguardo che rafforza il profilo internazionale di Univr e premia la qualità delle collaborazioni con università e centri di ricerca stranieri.
“L’Università di Verona è orgogliosa dell’assegnazione di sette nuovi progetti Marie Skłodowska-Curie a ricercatrici e ricercatori post-dottorato, un risultato record per l’Ateneo scaligero. Questo importante successo internazionale testimonia l’eccellenza della nostra ricerca, in particolare quella dedicata alla valorizzazione dei giovani talenti. Come Ateneo, ci impegniamo nei prossimi anni a rafforzare ulteriormente la competitività e l’attrattività internazionale della ricerca veronese, promuovendo una scienza innovativa, multidisciplinare e senza frontiere”, ha dichiarato Gabriela Constantin, prorettrice alla ricerca.
I sette progetti che portano Verona in Europa
Arthur Clech – Sexnat
Dottore di ricerca dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi, Arthur Clech guiderà un’indagine qualitativa in Lettonia sulle identità maschili e le appartenenze multiple nello spazio post-sovietico.
Il progetto affronta temi centrali come democrazia, minoranze e cittadinanza nell’Europa contemporanea. Supervisor: Massimo Prearo.
Mattia Corso – Landscape of miracles (Lom)
Lo storico Mattia Corso studia la nascita dei luoghi sacri tra Cinque e Seicento nella Repubblica di Venezia. Il progetto, sviluppato con la University of Toronto, utilizza anche strumenti di mappatura digitale per ricostruire la dimensione materiale e sensoriale del sacro. Supervisor: Federico Barbierato.
Martina Delucchi – Anthos
Con il progetto dedicato all’“Aiace” di Sofocle, Martina Delucchi intreccia filologia, storia intellettuale e digital humanities. Centrale l’Archivio Van Paassen, che raccoglie oltre 60mila congetture sull’opera di Sofocle e sarà integrato nella Perseus Digital Library. Supervisor: Paolo Scattolin.
Simone De Rose – Thermacore
Il biochimico Simone De Rose punta a rivoluzionare il riciclo delle plastiche attraverso enzimi innovativi capaci di depolimerizzare Pet, Pbs e Pla. Il progetto prevede anche una validazione industriale con Biosphere srl, con l’obiettivo di ridurre concretamente l’inquinamento. Supervisor: Salvatore Fusco.
Nesrin Karavar – Cergenod
La studiosa Nesrin Karavar sviluppa una riflessione su genere e alterità nell’opera cervantina. Il progetto utilizza strumenti di Digital humanities e promuove una ricerca in open access su identità, riconoscimento e convivenza culturale. Supervisor: Stefano Bazzaco.
Eleonora Prina – Re-Voice
Tra Verona e Stanford, Eleonora Prina lavora su un modello innovativo di riabilitazione psicosociale per persone con gravi disturbi mentali come la schizofrenia. Il progetto prevede revisione sistematica, co-progettazione con pazienti e familiari e sperimentazione clinica. Supervisor: Corrado Barbui.
Carla Suthren – Sieme
La ricercatrice Carla Suthren indaga la ricezione del mito di Ifigenia nell’Europa della prima età moderna, analizzando il rapporto tra identità nazionali, mito e genere. Supervisor: Silvia Bigliazzi.
Un segnale forte per Verona
Dalla salute mentale alla transizione ecologica, dalla storia religiosa alle digital humanities, i sette progetti coprono ambiti disciplinari ampi e strategici.
Il risultato consolida il ruolo di Verona come snodo di reti scientifiche europee e globali, capace di attrarre giovani talenti e finanziamenti competitivi.













