Nel Veneto del 2025 il mercato del lavoro cambia volto: quasi un neoassunto su tre è straniero. Le assunzioni previste di immigrati hanno superato quota 153mila, pari al 29% del totale. Un dato che segna un punto di svolta e che racconta un’economia sempre più intrecciata con il contributo dei lavoratori stranieri.
Rispetto al 2017, gli ingressi nel mercato del lavoro regionale sono più che raddoppiati: +134,8% in otto anni. Una crescita impressionante, che fotografa un fenomeno strutturale e non più episodico.
Colonne portanti di agricoltura, edilizia e turismo
I comparti dove la presenza è più forte sono agricoltura, costruzioni, logistica, ristorazione e turismo. Settori chiave per il sistema produttivo veneto.
In agricoltura, raccolte e lavorazioni stagionali dipendono in larga parte dalla disponibilità di manodopera straniera. Nell’edilizia, contribuiscono alla realizzazione di infrastrutture e abitazioni. Nella logistica garantiscono la distribuzione delle merci. E nei servizi legati al turismo – pilastro dell’economia regionale – assicurano continuità soprattutto nei periodi di alta stagione.
Accanto all’impatto economico c’è quello sociale: migliaia di lavoratori operano come colf, badanti e assistenti familiari. In una regione che invecchia rapidamente, il loro apporto è decisivo per sostenere le famiglie e il sistema di cura.
Una presenza stabile e strutturale
Secondo un’elaborazione della Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari in Veneto sono oltre 263mila, con un’incidenza del 15,1% sul totale dei dipendenti. Non si tratta più di una presenza temporanea, ma di una componente essenziale del mercato del lavoro regionale.
Il report settimanale dell’Ufficio studi della CGIA evidenzia come il Veneto sia oggi la quarta regione italiana per incidenza di assunzioni di immigrati (29,1%), dietro a Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia.
Nessuna “vocazione etnica”, ma adattamento e reti
Il dossier smonta anche uno stereotipo diffuso: non esistono “mestieri tipici” legati all’etnia. Le statistiche classificano per cittadinanza e area geografica, non per identità culturale.
Le concentrazioni settoriali – Europa dell’Est nell’assistenza familiare, Nord Africa in edilizia e agricoltura, Asia meridionale nei campi e nella ristorazione, comunità cinese nel commercio e tessile – sono il risultato di reti migratorie, domanda locale di lavoro, barriere linguistiche e difficoltà nel riconoscimento dei titoli di studio. Non predisposizioni culturali.
È un processo di adattamento reciproco tra sistema economico e flussi migratori, non una specializzazione “naturale”.
Verona in testa: il 34,7% delle nuove assunzioni è straniero
A livello provinciale, è Verona a guidare la classifica veneta: 34,7% delle nuove assunzioni previste nel 2025 riguarda lavoratori stranieri. Seguono Rovigo (32,4%), Venezia (29,8%) e Treviso (28,9%).
In termini assoluti, Verona è anche la provincia con il maggior numero di ingressi previsti: 42.000 assunzioni, davanti a Venezia (33.480) e Padova (24.150).
Numeri che raccontano un cambiamento profondo. Il mercato del lavoro veneto, e veronese in particolare, è sempre più multiculturale. Una trasformazione che pone sfide – integrazione, formazione, qualità del lavoro – ma che, dati alla mano, rappresenta oggi una leva fondamentale per la tenuta economica e sociale del territorio.













