Il 2025 si chiude con un segnale chiaro: l’artigianato veneto non arretra, anzi tiene il passo. E a Verona il saldo è positivo.
Secondo l’elaborazione dei dati Unioncamere/Movimprese e le analisi territoriali curate dal Centro Studi CNA, il Veneto archivia l’anno con 119.861 imprese artigiane registrate e un saldo annuale positivo di +100. Il Nord Est è l’area più dinamica del Paese, con una crescita diffusa dello 0,2%.
Un dato che assume ancora più peso in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, instabilità commerciale e domanda interna debole.
Verona in crescita, Vicenza stabile
A Verona le imprese artigiane al 31 dicembre 2025 sono 22.616, con un saldo positivo di +77. Anche la demografia complessiva delle imprese nel territorio scaligero chiude in attivo, con +614 attività, grazie soprattutto alla riduzione delle cancellazioni non d’ufficio.
Diversa ma comunque solida la situazione di Vicenza: lo stock complessivo delle imprese è stabile (78.610 registrate a fine 2025) e il saldo demografico generale è positivo (+253).
Per le imprese artigiane vicentine la variazione è lievemente negativa in stock (-0,3%, pari a -68 imprese rispetto alle 22.477 registrate), ma il dato va letto alla luce di una fase di trasformazione e “pulizia amministrativa” del tessuto produttivo.
Stimoli: l’artigianato non è un comparto in declino
Non usa mezzi termini Diego Stimoli, presidente di CNA Veneto Ovest:
“Ancora una volta i numeri ci danno ragione –: sull’artigianato si continua a costruire una narrazione tutta in negativo, come se fosse un comparto da salvaguardare dall’estinzione. Ma la realtà è un’altra: l’artigianato tiene, resiste e si rinnova, dimostrando di essere una dimensione imprenditoriale dinamica e vitale. Solo partendo da qui è possibile cominciare a definire un quadro di supporto alle nuove imprese artigiane realmente coerente ai loro bisogni”.
Un messaggio chiaro: il problema non è la sopravvivenza, ma l’evoluzione.













