Alla fine, tra coriandoli e diplomazie in salsa veronese, la pace è arrivata. Oggi il Papà del Gnoco, maschera principale del Carnevale scaligero, sarà regolarmente in testa alla sfilata cittadina, archiviando le tensioni delle scorse settimane con il Comune guidato dal sindaco Damiano Tommasi.
Dopo giorni di botta e risposta, ipotesi di assenze clamorose e retroscena da romanzo carnevalesco, è prevalso il buon senso. O forse, più semplicemente, la consapevolezza che a Verona si può discutere su tutto – traffico, cantieri, Ztl, piste ciclabili – ma non si tocca il Venardì Gnocolar.
La presenza del Papà del Gnoco oggi in corteo non è solo un fatto folkloristico: è un segnale politico, culturale e – perché no – gastronomico. Perché il Carnevale scaligero è identità, tradizione e anche un pizzico di orgoglio cittadino.
Dietro le quinte, la ricucitura è arrivata in extremis. E così, mentre i carri si preparano a sfilare tra il centro storico e la Piazza Bra, la città si gode il lieto fine.
Nota (ironica ma non troppo)
D’altronde, in una città capace di sopravvivere a rotonde sperimentali, sensi unici creativi e dibattiti infiniti sulle pedonalizzazioni, volete che non si trovasse un accordo per qualche quintale di gnocchi e una tuba rossa?
A Verona si può discutere di tutto. Ma quando entra in scena il Papà del Gnoco, anche la politica – per un giorno – mette da parte il punto e virgola e tira fuori il cucchiaio.













