Il Times Higher Education produce ogni anno la classifica delle migliori Università del mondo che quest’anno vede ai primi posti Oxford, Massachussets Institute of Technology (MIT), Princeton e Cambridge. Harvard è al quinto posto, Yale al decimo, Chicago al quindicesimo e la mia Johns Hopkins al sedicesimo.
La prima Università italiana è l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna che si colloca al 130simo posto. La Scuola Normale Superiore di Pisa si posiziona al 137simo posto, mentre l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” si trova al 170simo posto. Poi con l’Università di Padova e il Politecnico di Milano, che pure sono ottime, si esce dalle prime duecento posizioni.
L’Università di Verona si colloca nella categoria che include le Università che vanno dal 351simo al 400simo posto—una categoria che, oltre a Verona, include l’Università di Brescia, l’Università di Firenze, l’Università di Pavia (che vinse, nel 1906, il Premio Nobel con Camillo Golgi, allievo del veronese Cesare Lombroso), l’Università di Siena, e l’Università di Trento.
L’ateneo veronese si trova in buona compagnia perché gode di una reputazione piuttosto buona per l’insegnamento -categoria in cui le vengono assegnati 34.6 punti contro i 40.2 ottenuti dall’Università di Macao che si trova complessivamente al 145simo posto. La qualità della ricerca fatta all’Università di Verona è molto buona (81.6 punti) e migliore rispetto a quella fatta a Pavia, Siena e Trento. L’Università Verona ottiene poi un punteggio molto alto nella categoria ‘industria’ che valuta la capacità di un ateneo di produrre brevetti e/o di ricevere fondi/finanziamenti dal settore privato o l’industria.
Perché allora l’Università di Verona si trova nella stessa posizione in classica con altre Università che sono meno rilevanti per l’industria, che producono una ricerca qualitativamente inferiore, e che non sono celebrate per l’eccellenza dei propri docenti? La risposta è che L’Università di Verona non ottiene un punteggio particolarmente alto per quello che concerne l’internazionalizzazione (del personale docente, del corpo studentesco, e della ricerca). In questa categoria l’Università di Verona prende 45 punti, mentre Firenze e Siena ne prendono 46.7, Pavia 52.2, Padova 53.2, Bologna 59.7, Trento 61.5 e Tor Vergata 65.7.
Visto che l’Università di Verona fa bene molte cose e che è in continuo miglioramento in ogni categoria, forse dovrebbe cercare di internazionalizzarsi un po’ di più. Trovare collaboratori internazionali con cui fare ricerca non è difficile, come non lo è attrarre studenti stranieri. Con un po’ più di internazionalizzazione l’ Università veronese scalerebbe in fretta le classifiche e raggiungerebbe una posizione più in linea con i suoi meriti e le sue eccellenze.
Chi vuole controllare i dati discussi nell’articolo li può trovare qui: World University Rankings 2026 | Times Higher Education (THE)
Riccardo Pelizzo













