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Baby gang e violenza minorile, Trevisi (PD): «La repressione è necessaria, ma da sola arriva sempre troppo tardi»

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Gianpaolo Trevisi


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L’ennesimo episodio di violenza tra giovanissimi, avvenuto nel quartiere di Borgo Milano, riporta al centro del dibattito cittadino un fenomeno che non può più essere archiviato come emergenza occasionale. Baby gang, aggressioni nei parchi, minacce con coltelli: una spirale che preoccupa famiglie, scuole e istituzioni.

A intervenire con parole nette è Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale PD del Veneto ed ex dirigente della Polizia di Stato. “L’ultimo terribile episodio di cronaca accaduto nel quartiere di Borgo Milano e i tanti altri, di cui abbiamo già sentito parlare, ci raccontano una realtà che non possiamo più minimizzare: ragazzi pestati nei parchi, minacce con coltelli, baby gang sempre più violente. Di fronte a episodi così gravi la repressione è doverosa, senza ambiguità. Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Pensare però, di risolvere tutto con arresti, multe o nuovi reati significa arrivare quando il danno è già fatto”.

Secondo Trevisi, il punto critico sta proprio nell’assenza di una strategia strutturale di prevenzione. “Parliamo spesso di casi limite, di ragazzi che vivono in condizioni familiari fragilissime, a volte al confine dell’abbandono educativo e sociale. Se lo Stato interviene solo con le manette, vuol dire che ha rinunciato prima a fare prevenzione”.

Nel mirino anche una politica della sicurezza fatta di annunci e misure simboliche. “Si punta troppo su provvedimenti emergenziali e simbolici, che trasmettono più sicurezza nel leggerli che nell’applicarli: nuovi reati, aumenti di pene, ma poche risposte concrete e promesse non mantenute, come le mancate espulsioni di cittadini irregolari colpevoli di reati”.

Il risultato, sottolinea il consigliere regionale, è un progressivo indebolimento del tessuto che dovrebbe intercettare il disagio prima che esploda. “Nel frattempo, si indeboliscono educatori, servizi sociali, progetti nelle scuole e sostegno ai territori, lasciando sindaci e comunità da soli ad affrontare problemi sempre più complessi”.

Da ex poliziotto, Trevisi non nega il ruolo della repressione, ma ne evidenzia i limiti. “Da poliziotto so bene che l’arresto serve, eccome, ma so anche che quando si arriva a quel punto si ha già perso una battaglia. La sicurezza vera si costruisce prima: con presenza dello Stato nei quartieri, con educatori di strada, con servizi sociali forti, con scuole e famiglie accompagnate, con una polizia di prossimità che conosce i ragazzi per nome e intercetta il disagio quando è ancora recuperabile”.

Un appello che parte anche da un incontro personale. “Ho incontrato ieri sera il ragazzo di Borgo Milano, vittima dell’ultimo episodio, e la sua mamma: occorrerebbe dare loro un riconoscimento per il coraggio e il senso dello Stato”. Un segnale, secondo Trevisi, che la risposta alla violenza minorile non può essere solo punitiva, ma deve tornare a essere educativa, sociale e preventiva, se davvero si vuole spezzare il ciclo che alimenta le baby gang.



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