La candidatura di Bolca e della Val d’Alpone alla Lista del Patrimonio Mondiale Unesco accende i riflettori su uno dei tesori scientifici più straordinari del pianeta. A esprimere apprezzamento è Stefano Valdegamberi (Lega), che guarda al percorso avviato come a un traguardo storico ma anche come a una sfida concreta per il territorio.
“Esprimo apprezzamento per la candidatura italiana alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO per il 2027 degli ‘Gli ecosistemi marini dell’Eocene a Bolca e nella Val d’Alpone’”, sottolinea Valdegamberi, ricordando come i fossili di Bolca rappresentino “un unicum mondiale in quanto a pluralità di tipologie di fossili dell’Era geologica dell’Eocene”.
Un patrimonio scientifico di valore assoluto, studiato da secoli da paleontologi di tutto il mondo, che racconta in modo eccezionale la vita marina di oltre 50 milioni di anni fa. Una ricchezza che nasce da lontano e che oggi arriva sul palcoscenico internazionale: “Un’iniziativa partita con buona volontà dal basso diversi anni fa, finalmente approda a Parigi per essere candidata a patrimonio mondiale”.
Un percorso lungo e complesso, accompagnato passo dopo passo dalla Regione Veneto, che ora attende il verdetto finale. “Ora attendiamo il giusto riconoscimento che corona un intenso lavoro di questi ultimi anni, sempre accompagnato da vicino dalla Regione Veneto”, aggiunge Valdegamberi.
Ma la candidatura non è un punto di arrivo. Anzi. “Nel frattempo il territorio deve investire per essere pronto a questo evento in termini di accoglienza e di marketing, per cogliere al meglio le opportunità”. L’eventuale riconoscimento Unesco potrebbe infatti diventare un potente volano per turismo culturale, ricerca scientifica e sviluppo economico sostenibile.
La sfida, ora, è trasformare un patrimonio unico in un progetto condiviso: infrastrutture adeguate, servizi di qualità, promozione coordinata. Perché Bolca e la Val d’Alpone non sono solo un museo a cielo aperto del passato, ma una grande occasione per il futuro.













