Mattinata di protesta davanti al Teatro Nuovo, dove si è riunito il centrodestra veronese per dire un no netto alla proposta del Comune di Verona che prevede lo spostamento dell’ingresso per la visita alla Casa e al Balcone di Giulietta proprio dal Teatro Nuovo.
Presenti numerosi consiglieri comunali: Paolo Rossi, Patrizia Bisinella, Nicolò Zavarise, Barbara Tosi, Federico Sboarina, Luigi Pisa, Massimo Mariotti, Rosario Russo, Salvatore Papadia e Antonio Lella. Una posizione unitaria e senza sfumature: la proposta dell’amministrazione viene giudicata economicamente squilibrata, politicamente frettolosa e culturalmente penalizzante per la città.
“Un’operazione che favorisce i privati”
Il primo punto contestato riguarda la struttura economica della concessione. Secondo il centrodestra, l’operazione garantirebbe ai privati il 45% degli utili derivanti dalle visite, oltre a un impegno diretto del Comune pari a 995.000 euro annui più IVA di costi fissi.
Uno sbilanciamento definito “esorbitante e paradossale”, che finirebbe per arricchire i privati a discapito della collettività veronese, sottraendo risorse che potrebbero invece essere reinvestite nel mondo della cultura.
Durata e gestione: altri nodi critici
Nel mirino anche la durata della concessione, fissata in 12 anni, ritenuta eccessiva e tale da vincolare l’amministrazione comunale per un periodo troppo lungo, riducendo la possibilità di rivedere o migliorare il modello gestionale.
Forte critica anche all’abbandono del sistema di prenotazione online con data e orario prestabiliti e alla scelta di destinare solo 40.000 euro annui, una tantum, per l’acquisto dei tornelli. Una soluzione che in passato era stata sospesa a seguito del ricorso dei privati al Presidente della Repubblica, ma che – secondo l’opposizione – rappresentava l’opzione migliore per tutelare l’interesse pubblico, mantenendo gli utili in capo alla città.
La domanda politica
Il centrodestra pone infine una domanda esplicita: perché tutta questa fretta?
Il sospetto è che si voglia dimostrare, dopo un lungo periodo di immobilismo amministrativo, di essere finalmente riusciti a “fare qualcosa”.
Ma, avvertono i consiglieri, se questa è la motivazione, il prezzo lo pagano i veronesi e la cultura veronese. Una scelta che in passato è sempre stata evitata per senso di responsabilità, saggezza e amore verso Verona, e che oggi viene invece portata avanti nonostante le evidenti criticità.













