La decisione dell’assessore Ferrari di trasformare un tratto del Lungadige a senso unico per far posto a una nuova pista ciclabile accende lo scontro politico in città. Dal centrodestra piovono critiche dure, che mettono nel mirino metodo, tempistiche e impatto sulla viabilità, soprattutto in una zona già fragile come Borgo Trento.
A intervenire sono il consigliere regionale e segretario cittadino di Forza Italia Alberto Bozza, insieme ai consiglieri comunali Pisa e Papadia. Il giudizio è netto sulla scelta di rendere a senso unico il tratto da Ponte Risorgimento a Ponte della Vittoria.
Secondo Bozza, si tratta di una decisione “poco accorta e per nulla lungimirante”, contestata tanto nel merito quanto nel metodo. “Il metodo è il solito, scelte calate dall’alto, senza confronto nelle sedi istituzionali, consiglio comunale e commissioni, e con i cittadini, che poi sono quelli che ne subiranno i disagi quotidiani”. Proprio per questo, annunciano, Pisa e Papadia chiederanno una commissione ad hoc.
Nel mirino c’è soprattutto l’effetto sulla viabilità: “Quel tratto da Ponte Risorgimento a Ponte della Vittoria è fondamentale per la viabilità della zona e di tutta Borgo Trento, che è già un quartiere in sofferenza per viabilità e parcheggi e presto anche per i cantieri del Filobus”. A pesare, aggiungono, è anche la sovrapposizione dei cantieri: “Si apre un nuovo, ennesimo cantiere, senza prima averne chiusi altri, quando invece si dovrebbe procedere con gradualità”.
La critica diventa poi politica e strategica: “Questo cantiere per la nuova ciclabile non sortirà alcun effetto benefico per la cittadinanza, anzi, semmai il contrario”. E sulle grandi opere Bozza rilancia: “Ferrari cita la nuova strada di gronda come infrastruttura fondamentale? Ma quella in realtà sarà poco funzionale, si sa che la vera soluzione sarebbe il traforo delle Torricelle”. La conclusione è tranchant: “La soluzione non è restringere le carreggiate e togliere posti auto, per spostare tutta la mobilità su due ruote, quindi su bicicletta, come vorrebbe imporre Ferrari. È impensabile per le decine di migliaia di veronesi che devono accompagnare i figli a scuola o alle attività pomeridiane”.
Sulla stessa linea la Lega, con l’intervento dell’europarlamentare e segretario provinciale Paolo Borchia. Anche qui il no è senza appello: “Trasformare il lungadige in una strada a senso unico per far spazio a una nuova pista ciclabile è una scelta sbagliata, ideologica e scollegata dalla realtà della mobilità veronese”.
Borchia ironizza sull’impostazione dell’amministrazione: “Ho l’impressione che, per questa amministrazione, i primi nemici siano proprio i lavoratori”. E avverte delle conseguenze concrete: “Parliamo di uno degli assi viari più importanti della città, utilizzato ogni giorno da migliaia di cittadini, lavoratori, residenti e mezzi di servizio. Ridurne drasticamente la capacità senza un piano alternativo credibile significa aumentare traffico, code, inquinamento e disagi, soprattutto per chi non ha alternative all’auto”.
Il tema, per la Lega, non è essere contro le piste ciclabili, ma contro un’impostazione rigida: “La mobilità sostenibile non si costruisce penalizzando una parte dei cittadini per favorirne un’altra. Le piste ciclabili vanno fatte, ma con buon senso, ascoltando i quartieri, i commercianti e chi vive quotidianamente la città”. Prima di intervenire sul Lungadige, conclude Borchia, “servivano studi seri sull’impatto del traffico e un confronto vero con i cittadini”.
Il progetto sul Lungadige si conferma così uno dei dossier più divisivi per Verona. Da una parte l’amministrazione e l’assessore Ferrari, dall’altra un centrodestra compatto che parla di scelte ideologiche, assenza di confronto e rischio paralisi. La battaglia politica – e istituzionale – è solo all’inizio.
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