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Veneto, CGIA: occupazione femminile ai vertici, ma poche imprese guidate da donne

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Il Veneto corre sul fronte dell’occupazione femminile, ma frena quando si parla di imprenditoria in rosa. È questa la fotografia che emerge dai dati 2024 elaborati dall’CGIA, che mettono in luce un paradosso sempre più evidente nel tessuto economico regionale.

Nel 2024 il tasso di occupazione femminile in Veneto ha raggiunto il 62,3 per cento, un dato che colloca la regione ai vertici del Centro-Nord. Solo Toscana (63,7%) ed Emilia-Romagna (63,2%) fanno leggermente meglio. Numeri che raccontano di un mercato del lavoro dinamico e di una presenza femminile sempre più stabile.

Il quadro cambia però quando si passa dall’occupazione all’impresa. Le aziende attive guidate da donne in Veneto sono 86.972, ma rappresentano appena il 20,8 per cento del totale regionale. Una quota che colloca il Veneto nella parte bassa della graduatoria nazionale per incidenza percentuale delle imprese femminili.

In sintesi: molte donne lavorano, poche fanno impresa.

Una leva economica sottovalutata

Secondo l’analisi della CGIA, l’imprenditoria femminile non è solo una questione di pari opportunità, ma una vera e propria leva di crescita economica. In un contesto segnato da stagnazione demografica, trasformazioni tecnologiche e nuovi modelli organizzativi, aumentare il numero di imprese guidate da donne significa rafforzare occupazione, autoimpiego e qualità del sistema produttivo.

A livello internazionale il divario di genere nell’imprenditoria è una costante, nonostante le donne abbiano livelli di istruzione mediamente più elevati. Secondo stime di organismi sovranazionali, una riduzione anche parziale di questo gap potrebbe tradursi in un incremento significativo del Pil, grazie a una migliore valorizzazione del capitale umano.

Governance più inclusive e attenzione alla sostenibilità

C’è poi un aspetto qualitativo che spesso sfugge al dibattito pubblico. Le imprese guidate da donne mostrano con maggiore frequenza modelli di governance inclusivi, una visione di lungo periodo e una propensione più alta all’innovazione organizzativa. Non si tratta di differenze “naturali”, ma del risultato di percorsi professionali più complessi, che portano le imprenditrici a sviluppare competenze trasversali e capacità adattive.

In un’economia sempre più fondata su servizi avanzati, conoscenza e relazioni, questi elementi rappresentano un vantaggio competitivo reale.

Alto valore sociale, ma pochi strumenti

L’imprenditoria femminile è particolarmente presente in settori come sanità, istruzione, welfare, cultura e servizi alla persona. Ambiti ad alto valore sociale, con forti ricadute positive sulla collettività, ma spesso marginali nelle politiche industriali tradizionali.

Il vero nodo resta l’accesso alle risorse. Le imprenditrici incontrano maggiori difficoltà nell’ottenere credito, hanno meno accesso al capitale di rischio, reti professionali più deboli e continuano a sopportare un carico sproporzionato di lavoro di cura. Il risultato sono imprese mediamente più piccole e meno capitalizzate, non per limiti di capacità, ma per condizioni di partenza diseguali.

Le imprese in rosa nelle province venete

Guardando ai territori, emergono alcune differenze interessanti. Rovigo è la provincia con la più alta incidenza di imprese femminili: 23,4 per cento, pari a 5.067 aziende. Seguono Belluno (21,3% – 2.738 imprese) e Verona (21,1% – 17.322 attività guidate da donne).

Per numero assoluto, invece, il primato spetta a Padova, con 17.618 imprese femminili, seguita da Verona (17.322) e Treviso (15.787).

Numeri che parlano chiaro: l’imprenditoria femminile c’è, funziona e genera valore. Ora serve un cambio di passo nelle politiche pubbliche, passando da interventi simbolici a misure strutturali: strumenti finanziari dedicati, servizi di accompagnamento e vere politiche di conciliazione tra lavoro e vita privata. Non misure “per le donne”, ma scelte pro-crescita per l’intero Veneto.



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