Home Articoli Israele e Hamas firmano l’accordo di pace: tregua vicina, ma in Italia (e a Verona) silenzio da chi marciava “per la Palestina”?

Israele e Hamas firmano l’accordo di pace: tregua vicina, ma in Italia (e a Verona) silenzio da chi marciava “per la Palestina”?

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È fatta: Israele e Hamas hanno firmato l’atteso accordo che apre la strada a una tregua a Gaza. Il cessate il fuoco scatterà entro 24 ore dalla ratifica e la liberazione degli ostaggi è prevista tra lunedì e martedì. Dopo mesi di conflitto, bombardamenti e tensioni internazionali, arriva dunque una svolta storica, maturata grazie alla mediazione decisiva degli Stati Uniti.

Dietro l’intesa, c’è soprattutto lui: Donald Trump. È stato l’ex presidente americano a imporsi come artefice della pace, forzando i tempi e mettendo attorno al tavolo le delegazioni di Israele e Hamas, fino alla firma che potrebbe cambiare gli equilibri del Medio Oriente.

“Abbiamo messo fine alla guerra, penso che porterà una pace duratura”, ha dichiarato Trump dopo l’accordo siglato alla Casa Bianca, ricevendo anche i ringraziamenti del premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Il piano prevede, oltre al cessate il fuoco, un accordo per la ricostruzione di Gaza e un meccanismo di controllo internazionale per garantire la stabilità.

Ma mentre il mondo intero guarda con speranza a questa nuova fase, in Italia ed in particolare a Verona una domanda sorge spontanea: i cosiddetti “Pro Palestina”, quelli che nelle ultime settimane hanno riempito le piazze, bloccato strade e treni, alcuni addirittura arrivando ad incendiare auto e ferire agenti, scenderanno in piazza anche stavolta, per gioire della pace raggiunta?

O forse no. Forse – viene da chiedersi – quelle manifestazioni non erano davvero per la pace, ma solo un pretesto per contestare il governo e cavalcare lo scontro politico interno.

Intanto, sul piano internazionale, Egitto, Qatar e Giordania si dicono pronti a sostenere il processo di ricostruzione e la stabilità regionale. Mentre l’Europa osserva, l’America torna al centro della diplomazia mondiale, con Trump che — piaccia o meno — firma un’altra pagina destinata a entrare nei libri di storia.

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