Ore di preoccupazione a Verona, dove la famiglia di Simone Zambrin, 26 anni, segue con il fiato sospeso gli sviluppi della vicenda che vede il giovane tra gli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, il convoglio civile fermato dalla marina israeliana nella serata del 1° ottobre.
«Siamo preoccupati, ma allo stesso tempo fieri di lui e di tutti coloro che hanno deciso di esporsi in prima persona» racconta il padre Gregorio Zambrin, avvocato veronese. «Non è solo una scelta individuale, ma un impegno collettivo che parla a milioni di persone che oggi si mobilitano in piazza».
Mobilitazioni in Italia
Da Verona si vive un’attesa carica di tensione, mentre in molte città italiane si organizzano cortei e presidi Pro Palestina. Dopo i sit-in dei giorni scorsi, per venerdì 3 ottobre è stato proclamato uno sciopero generale a sostegno della Flotilla. «Il messaggio che porta Simone va oltre lui stesso, riguarda tutti, ed emerge purtroppo nell’indifferenza dei governi», osserva ancora il padre.
Il giovane si trova a bordo della Alma, nave di testa della spedizione, intercettata intorno alle 19.30 di martedì, quando le unità israeliane hanno intimato lo stop dichiarando l’ingresso in una “zona di combattimento attivo”. Pochi minuti dopo è scattato l’abbordaggio: comunicazioni interrotte, manovre forzate e attivisti trattenuti a bordo. Oltre alla Alma, fermate anche la Sirius e la Adara.
Il percorso di Simone
Quella di Simone non è un’adesione improvvisata. Dopo il diploma al liceo scientifico Messedaglia di Verona, ha proseguito con Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, scegliendo poi una doppia laurea internazionale tra Helsinki e Stoccolma in “Urban Mobility Management and Sustainable Transition”, entrambe conseguite con lode.
Fin dai tempi del liceo aveva già trascorso un anno a Boston con EF, esperienza che lo ha aiutato a perfezionare le lingue e a muoversi con maggiore sicurezza in contesti internazionali. «Da studente ha coltivato una forte sensibilità per i temi ambientali e per la sostenibilità, la scelta della Flotilla è una naturale prosecuzione di questo percorso», spiega il padre.
La polemica politica
Sul fronte nazionale, le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha bollato la missione come «un’operazione irresponsabile» e lasciato aperto il nodo delle spese di un eventuale rimpatrio, non sono passate inosservate.
«Non ci stupisce questa posizione. Con i colleghi legali valuteremo se sia compatibile con i doveri che lo Stato ha nei confronti dei propri cittadini. Qui non c’è nulla di irresponsabile», replica Gregorio Zambrin.
E conclude: «Simone per noi resta un orgoglio, ma l’attenzione deve rimanere sulla missione e sul suo obiettivo: Gaza».













