Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi prende di mira la recente introduzione della categoria “Alias” sugli abbonamenti del trasporto pubblico decisa a Verona, spostando il focus sui costi che gravano sulle famiglie delle zone montane e periferiche della provincia.
““Si parla tanto di inclusione e diritti, ma la realtà è che gli studenti delle aree montane e periferiche della provincia di Verona continuano a subire una vera discriminazione: per andare a scuola sono costretti a pagare abbonamenti anche cinque volte più cari rispetto ai loro coetanei dei grandi centri urbani. È inaccettabile che in una società che si proclama equa ed eguale, il diritto allo studio venga garantito solo a chi vive in città, mentre le famiglie delle zone marginali vengono lasciate sole a sostenere costi altissimi.””
Nel mirino, secondo Valdegamberi, non c’è solo la scelta del Comune ma un approccio “ideologico” che distoglie risorse e attenzione dalle urgenze reali: accessibilità alle scuole, collegamenti e abbonamenti sostenibili per chi abita lontano dai poli scolastici.
““Invece di occuparsi di chi ha reali difficoltà economiche o logistiche nell’accedere all’istruzione, si inseguono mode ideologiche con provvedimenti che servono più alla propaganda che alle persone. L’Alias è una misura di facciata, che non aiuta davvero nessuno ma crea ulteriore divisione e confusione, etichettando invece di rispettare. Molti omosessuali stessi rifiutano questo approccio forzato, fatto di simboli e slogan anziché di contenuti e rispetto reciproco. Non è con i gay pride o con abbonamenti ‘dedicati’ che si costruisce una società più giusta, ma garantendo pari opportunità a tutti, in silenzio e con serietà.””
Per Valdegamberi, la “vera emergenza” è garantire pari diritto allo studio a prescindere dall’indirizzo di residenza, calmierando i costi di viaggio degli studenti delle aree interne e montane.
““Garantire l’accesso alla scuola per tutti, senza caricare le famiglie di costi sproporzionati, soprattutto quelle che vivono nelle aree interne, montane o lontane dai poli scolastici. Questa è la vera emergenza, non la creazione di categorie fittizie.””
Chiusura durissima sul tema dell’inclusione, che — sostiene — non passa per “etichette” ma per il rispetto delle scelte individuali, specie quando in gioco ci sono i minori.
““L’inclusione non si costruisce con queste pagliacciate, ma rispettando le scelte individuali di ognuno senza imporle agli altri, in particolare ai minori. Il diritto soggettivo all’orientamento sessuale non può trasformarsi nel dovere collettivo di accettare passivamente modelli ideologici. La libertà individuale finisce dove inizia quella altrui. Se vogliamo parlare di uguaglianza, iniziamo a garantire a tutti gli studenti lo stesso diritto allo studio, a prescindere da dove vivono.””













