Una serata da dimenticare per il Verona, uscito con le ossa rotte dall’Olimpico sotto i colpi della Lazio, capace di infliggere un netto 4-0. Un divario evidente sia sul piano tecnico che su quello tattico, con i biancocelesti padroni del campo dal primo all’ultimo minuto.
Nonostante le attenuanti — squadra quasi interamente rinnovata, con tanti innesti alla prima esperienza insieme e ancora lontani dalla forma migliore — la prestazione dei gialloblù è stata preoccupante: troppi errori in costruzione, mancanza di aggressività e un atteggiamento che poco somiglia a quello di chi deve lottare per la salvezza.
Luci e ombre
Tra le note dolenti, anche una disattenzione di Lorenzo Montipò, incerto in occasione di una delle reti laziali. Qualche barlume arriva invece da Giovane, che ha provato più volte la conclusione senza paura, e da Suat Serdar, nuovamente il più positivo dei suoi. Il centrocampista tedesco ha avuto anche una chance nitida per accorciare le distanze, così come Bernede, fermato solo dal palo dopo un buon inserimento.
Una squadra da rifondare
Nel finale Paolo Zanetti ha concesso spazio a tutti i nuovi arrivi, ma il mosaico resta ancora incompleto. Servono tempo, lavoro e soprattutto un’idea precisa di gioco, perché al momento la sensazione è di un gruppo eterogeneo più che di una vera squadra.
Le priorità
Per il tecnico gialloblù le urgenze sono chiare: ricostruire un assetto difensivo solido, stabilire gerarchie in mezzo al campo e ritrovare intensità nelle due fasi. Solo così il Verona potrà iniziare a competere davvero e lasciare alle spalle una serata che ha messo a nudo tutte le fragilità di una squadra in piena fase di cantiere.













